giovedì 11 ottobre 2012

Paolo Guidotti: l'autore delle più belle copertine di Brunella


Maestri 27. Paolo Guidotti

Paolo Guidotti nasce a Firenze nel 1938. A Milano dai primi anni Sessanta si occupa di illustrazione e grafica editoriale. Art director Rizzoli dal 1971 al 1981, ha collaborato anche a lungo con Mondadori e Club degli Editori. In anni recenti si è dedicato sopratutto alla pittura e alla scultura affermandosi con una personale cifra stilistica. 

Paolo Guidotti, 2006

Autobersaglio, 1991
Per Paolo Guidotti mirare al bersaglio significa soprattutto «... astrarsi dai rumorosi baracconi che ci circondano, per riuscire a guardare verso un punto solo, isolandolo dalla babele di luci e colori (Renato Besana)».
I bersagli che Guidotti disegna non appaiono soltanto, di conseguenza, oggetti dalla forte valenza estetica né semplici reperti di un’archeologia da bric à brac; sono le esche cui abboccano (in un sottile gioco di legni, colore, carta, metallo) spezzoni di storia o echi di cronaca, pretesti narrativi che coniugano la grande guerra con il tiro al merlo, le calaveras messicane con il regio Tiro a segno.

Paolo Guidotti, per «riuscire a guardare verso un punto solo» sceglie e trasforma la materia con la meticolosa attenzione di chi opera in quella terra di frontiera che si spinge (parafrasando il titolo di una mostra di qualche anno fa), sino al greto del fiume urbano.
Nella risacca che frantuma, sbriciola e leviga le storie quotidiane vengono individuati e catalogati con pignoleria i frammenti che possono ancora suscitare sensazioni.




Calendario Caleidoscopio messicano, tre  tavole, tecnica mista, 2005



Guidotti non tradisce mai, in questo, la sua vocazione di narratore di storie minime. Ogni oggetto fa riaffiorare un ricordo, rivivere un’emozione. Non object trouvée che serva a testimoniare, assoluto e ineludibile, lo scorrere del tempo, ma madeleineche, dopo l’eccitazione del ricordo, faccia da coagulante per una nuova invenzione.

Diavolo, tecnica mista, 1991

Volto, tecnica mista, 1991

Devil, tecnica mista, 1996
Paolo Guidotti è un discreto e sottile rigattiere della memoria. I suoi materiali sono, alla rinfusa, frammenti di imballaggio, lamierini di recupero, smalti, scatole di sigari, occhi di vetro. Ma attenzione: nessuno di essi vive senza l’intervento affettuoso e severo dell’artista, né senza il supporto essenziale e vitale del suo immaginario.
Un pezzo di legno scheggiato può essere dunque la testa di un gatto; una falce di metallo mangiata dalla ruggine un quarto di luna. Solo a patto, però, che si voglia ritrovare quel gatto o quella falce di luna, facendoli riemergere da un antico ricordo d’infanzia o da un frammento di recente esperienza.

Guidotti è un solitario. Noi ce lo immaginiamo sempre per strade di notte, con gli occhi a terra, a chiedersi quali vicende siano state gettate via, oggi, dallo scorrere isterico di quel metaforico fiume urbano. Quali emozioni si siano arenate nei rifiuti che ingombrano gli angoli delle città.

Con un gesto di colore Paolo permette ai detriti di questa civiltà di raccontare ancora una storia, ancora una favola.


Acrobata, tecnica mista, 1999

Testo tratto da: Andrea RauchIl mondo come Design e rappresentazione, Usher Arte, 2009

mercoledì 3 ottobre 2012

Fanali gialli

e dopo tanto lavoro... è arrivato anche lui! guardate un po' in archivio e prendetelo come più vi serve...

venerdì 28 settembre 2012

L'angolo di Theddy: 2 (Theddy a Drano)

Lei mi ha detto: siamo stati invitati a Drano.
Siamo???, ho pensato. chi sono questi tipi strani che invitano gli animali???, ero molto curioso di conoscerli.
Lei pensa e ripensa al viaggi, sarà meglio il trolley e Theddhy o il borsone sulle spalle e Theddhy?
Ha optato per la seconda ipotesi, subito mazziata dal Capo che accompagnandoci alla stazione le ha detto:
ma sei pazza ad andare via col borsone e Theddhy, cosa credi, di avere ancora 30 o 40 o 50 o 60 anni???, (lui ne ha 7 più di Lei ma crede d'essere forever young), non lo sai che esistono i trolley?, quelli con le ruote per intenderci, TROLLEY.
Lei bofonchiava ma, stava faticosamente zitta nella speranza di un aiuto per salire sul treno.

Io sono un tipo amichevole e il posto prenotato era molte ma dico molte carrozze più avanti. Ogni sedile mi fermavo per salutare ed annusare sia a sinistra che a destra, così mi è stato insegnato: salutare ed annusare. Il fatto è che sono anche grosso e dietro spingevano, spingevano. Ho anche un inizio di prostata. Lei mi supplicava: per favore tesorino non fare la pipì vicino a nessun sedile, il suo parlare era talmente straziante che ho deciso, seppur a fatica di resistere.
Finalmente accomodati, qualcuno mi guardava di brutto ma Lei perentoria: ho pagato il  biglietto anche per lui. In pratica gentilmente voleva dirgli: non rompetemi le palle che sono sfinita.

Destino volle che ci sedessimo davanti a due crucchi che iniziarono a mangiare wurstel, i miei preferiti. Lei mi mise una mano sugli occhi, cercava anche disperatamente di tapparmi il naso, mi diceva: guarda i paesaggi, pensa a quando arriveremo a destinazione, ma a nulla servì. La donna sconsideratamente posò il panino sul tavolino che ci divideva e fu un attimo, quasi un incantesimo. Lei senza parole la guardò e questa sorrise ma, cambiò posto.
Poi arrivammo in Svizzera, ragazzi che gentaglia, Feci subito la mia pipì contro il primo muretto che trovai, non ne potevo più. Passò una ragazza, conoscete il genere, quelle col nasino all'insù, abiti firmati, alta classe, e la puzza sotto il naso. Guardò Lei e disse: che schifo questo cane. Lei la fermò e con quegli occhi che mandano saette le disse: se mi da il suo indirizzo la prossima volta lo porto nel bagno di casa sua.
Nulla fu aggiunto dalla tipa, e io mi domandai: ma dove mi ha portato????????

Ma ora viene il bello, gli amici di Lei ci vennero incontro sorridendo e io finalmente pensai: questi mi amano. E fu subito realtà: lui bravo cuoco. La moglie non teneva i loro avanzi per il giorno dopo come fa Lei ma dava tutto a me, che leccornie. E non solo questo, al mattino salame e formaggio, a merenda torte e altre delizie.

Però ho combinato un guaio, appena arrivato ho fatto la pipì sul camino, Lei si è offerta subito di pulire ma la moglie gentilmente non ha voluto.
E' anche successa una cosa strana, nel giardino ho visto un essere mai conosciuto nella mia vita, mi sono avvicinato per salutarlo e, Madonna, mi ha rizzato il pelo ed ha emesso un sibilo spaventoso dalle fauci, sono scappato di corsa da Lei, spaventatissimo, il cuore mi andava a trecento all'ora. Mio Dio in un solo giorno quanto ne ho viste (e combinate). Sono stato tranquillizzato da tutti: è solo un gatto, un semplice gatto. Sarà, ma nei giorni seguenti mi sono tenuto alla larga.
Amici, bellissimi giorni, ma Lei sta già pensando a come fare la prossima volta per evitare la Svizzera.
Grazie, cari Valeria e Massimo. Ciaooooooo...

lunedì 17 settembre 2012

L'angolo di Theddy: 1

     Che io sia bello è indiscutibile...
Lei ha dovuto cambiare l'orario di uscita mattutina poichè i bambini vogliono accarezzare i miei riccioli d'oro (Lei li chiama così ma, sono beige, marroni e ho già qualche ricciolo grigio, ma Lei, si sa mi ama molto).
     Una signora le ha chiesto se poteva imprestarmi per l'accoppiamento con la sua lagotta romagnola, naturalmente, con pedigree. Lei dubbiosa mi guadava negli occhi e pensava: ce la farai????, per 5 anni hai fatto solamente questo e dopo giustamente ti sei rifiutato. Amici di Lei saputo di questo bel vivere dicevano: beato Theddy, beato Theddy fosse capitato a me... Ma ragazzi, non è tutto oro quello che luccica a volte, che fatica...
     Questo è il motivo per il quale Lei mi ha pagato abbastanza poco, non servivo più allo scopo...
      Lei, mi ha portato a casa sua e mi ha detto: molto bene, finalmente abbiamo finito entrambi con gli accoppiamenti forzati...
     Che io sia bravo anche...
non abbaio mai, i cagnetti della mia zona dicono che sono scemo, mi perseguitano, mi girano attorno, mi annusano da tutte le parti... e mi salgono davanti, e mi salgono dietro, e mi salgono da entrambi i lati e io niente, non mi oppongo mai, li lascio fare. Un giorno ero veramente un po' arrabbiato e ho fatto: bauuuuuuuuuuuuuuuuu, loro "i cattivi" tutti a shignazzare dicendosi: ma allora è un cane, ma allora abbaia, pensavamo fosse completamente fuori di testa.
Io sono modesto, non dico loro che ho addirittura il liquido seminale ibernato, che ero un campione, che ho fatto guadagnare tanti soldi al mio allevatore quando gli trovavo i tartufi. E lui per ricompensa  mi faceva vivere in una gabbia piccolo, piccola, sotto il sole e la pioggia con i miei figlioletti che mangiavano anche tutta la mia pappa e a me, restava poco. Tanto Lui diceva: Theddy è forte , è una razza resistente. Si è vero ma la fame è brutta...
Allora Lei sentendo queste cose si è intenerita, ha la sindrome di MariaTeresa di Calcutta e  compera addirittura il bollito, per entrambi e tante altre cose squisite.
La "madamin" della cagnetta ha spiegato a Lei che non lo faceva per i soldi... Lei l'ha guardata dritta negli occhi e le ha risposto: se vuole Theddy deve pagare. Naturalmente non l'abbiamo più né vista nè sentita: Gratis mi voleva, eh no.
Ritorniamo al dunque.
Lei e il Capo parlottavano pianino credendo che io non sentissi. Vado via per due mesi diceva lui sottovoce, mi terresti Joy???
Solo ad udire questo nome i miei ricciolini "d'oro" sono diventati bianchi. Quella peste, nella mia casa non per un giorno, non per due, ma per due mesi, suvvià non esageriamo. Ho guardato Lei negli occhi supplichevolmente. Non farlo, digli che non puoi, che sei impegnata, per favore, per favore. Ero certo al mille per mille del suo diniego, lei mi ama.
Credevo mi amasse, gli ha detto di sì.
E così da 4 giorni convivo con la peste che mi fa arrabbiare, cammina sempre davanti a me, lui di razza meticcia. Pretende le coccole riservate solo a me, prima. Lei si divide, fortunatamente ha due braccia. Vorrebbe mangiare la mia pappa, bere la mia acqua.
Di sera non mi lascia neanche avvicinare al letto, lui dorme sparapazzato, naturalmente vicino a Lei, mi ringhia se mi avvicino, mi mostra i denti, insomma per due mesi farò una vita veramente da cani.
Sono deluso cari amici. Lei dolcemente mi ha spiegato che lo fa solo per i soldi..., però lo accarezza talvolta, ma io me ne accorgo non sono mica stupido.
(brava Alba, eh?)

venerdì 27 luglio 2012

Le sculture di Massimo Gasperini in mostra a Venezia


DAL 4 AL 15 AGOSTO 2012 
Tutti i giorni dalle ore 11,00 alle ore 18,00. Lunedì chiuso 
INAUGURAZIONE: SABATO 4 AGOSTO, ORE 19,00




sabato 28 aprile 2012

Ricordi in rete: Barbara mente creativa


27/01/2010

Scrittura – il mio stile

Filed under: scrittura — Barb65 @ 09:00
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Mi dicono che la mia prosa è giornalistica e non letteraria. Ovvio, dato che il mio modello era giornalista… il mio mito, quello che copiavo quando ero agli inizi, dopo un’infanzia di Salgari (e Verne/Dumas in francese), è Brunella Gasperini. Ho cominciato a scrivere imitando lei, anche se non con gli stessi risultati.
Ora, gli esimi professori diranno che lei non era una scrittrice (“scrittora” si definiva lei), ma probabilmente sono amanti delle prose farraginose e incomprensibili che riempiono le nostre biblioteche. Io no.
Io voglio leggere una storia chiara, con dialoghi vivi, che mi faccia ridere e piangere come Brunella. Non mi interessa se il mio mito è relegato nella “letteratura rosa” dagli uomini, non è mica Liala o Delly o B.Cartland!
Certo, letti adesso i suoi romanzi sono datati (è morta nel 1979, poco prima che la scoprissi), ma i sentimenti descritti sono sempre veri. Io continuo a ridere e piangere ogni volta che leggo qualcosa di suo.
Non imito più il suo stile, dato che nel frattempo ho trovato la mia voce e cambiato genere (lei non scriveva fantasy, però ha tradotto Carrie di Stephen King! ;-) ), ma continuo ad ammirare la sua prosa giornalistica applicata ai romanzi – e faccio lo stesso. Col mio stile asciutto e senza fronzoli. Peccato che sulle mei cose non riesco a piangere come sulle sue…

Ritratto di Brunella



disegnato da Giaci Mondaini (padre di Sandra) e mandatoci da Massimo (grazie!!!)

domenica 22 aprile 2012

Racconto: Storia di una ragazza grassa


«Nascerà in gennaio», disse Ornella. Si accese una sigaretta e buttò fuori una breve, noncurante nuvola di fumo. Non sembrava una futura madre che parla del suo futuro figlio. Sembrava un'indossatrice provetta che parla della sua prossima sfilata. Assestò meglio nella poltrona il lungo corpo disinvolto, e accavallò le gambe. Lunghe, agili e disinvolte anche quelle. «Lorenzo, povero caro, è pazzo di gioia».
Spiaccicata nella poltrona di fronte, grassa e sudata, Giovanna si sentiva più che mai simile a una giovane mucca infelice.
Ornella buttò fuori un'altra nuvola. «Io preferirei un maschio; tanto meno impegnativo, trovo. Ma Lorenzo, povero caro, vorrebbe una femmina, perché fosse proprio uguale a me».
Nella testa depressa di Giovanna guizzò la visione di una neonata lunghissima e agilissima, che accavallava le gambe e fumava, emettendo rapidi e disinvolti uè uè.
Sei maligna, Giovanna”, si disse. “Sei invidiosa”. I suoi grandi languidi occhi dorati, pieni di timidezza, d'umorismo e di malinconia, presero un'espressione spaventata e supplichevole. “Signore, fa' che non mi succeda”, pregò. “Grassa, goffa, incapace, ma non invidiosa. Per piacere, Signore”.



Stasera da casa mia tutto il racconto (bellissimo!): grazie a jm per l'ocrizzazione :o)

martedì 17 aprile 2012

domenica 1 aprile 2012

Citazioni: Antonia Liskova su Io donna

 |  | COSE DELLA VITA Antonia Liskova

COSE DELLA VITA Antonia Liskova

L’attrice di origine slovacca da bambina aveva due sogni: indossare abiti nuovi (non quelli usati delle cugine) e fare un viaggio in America. Il primo lo ha realizzato a 19 anni; il secondo un anno fa

COSE DELLA VITA Antonia Liskova
Foto Alessandro Pizzi / SGP
Che cos’ha sul comodino? 
Il burro di cacao. Di creme e make up posso fare a meno, ma il burro di cacao lo metto sempre, la sera, per evitare che si secchino le labbra.

Dentro la sua borsa non manca mai...
C’è di tutto, sembra la borsa di Mary Poppins. E c'è sempre un elastico, sia per l'abitudine di quando avevo i capelli lunghi - adesso li ho corti per esigenze di lavoro e per praticità - sia perché con una figlia di sette anni elastici e mollette sono indispensabili.

Un animale?
Ho un cane e un gatto a Roma, altri tre cani nella casa in campagna, oltre a pavoni, galline e oche, le mie preferite. Sono tra gli animali con il comportamento più simile a quello umano. Una si era innamorata di mio marito: lo beccava per farsi accarezzare, era gelosa, quando c'era lei non si poteva avvicinare nessuno.

Il luogo del cuore?
Una quercia sulla collina vicino alla casa dei miei, appena fuori Prievidza, in Slovacchia. Vi avevo appeso un'altalena fatta con una corda e un pezzo di legno. E mi dondolavo nel vuoto a trenta metri d'altezza.

Un portafortuna?
Un braccialetto indiano con campanellini che mi ha regalato un'amica. Le madri lo mettono alle caviglie dei bambini perché non si perdano. «Così saprò sempre dove sei» ha detto la mia amica. Un gesto molto affettuoso.

Un libro?
La donna e altri animali di Brunella Gasperini. Anticipa con un linguaggio coraggioso quello che è diventata la donna. Poi La fabbrica degli angeli di Jessica Gregson.

Il lavoro domestico?
Pulire. Non mi ferma nessuno: polvere, pavimenti, straccio... Mi hanno appena insegnato un sistema per sgrassare i fornelli: passarli con carta vetrata finissima.

Da bere? 
Vino rosso, in particolare il Sagrantino di Montefalco. Un buon bicchiere fa bene alla salute e abbassa il colesterolo. E se non facesse bene... lo berrei lo stesso!

Il suo eroe di bambina?
Pippi Calzelunghe! Quella specie di teppista che poteva fare quel che voleva. Non è una bambina proprio perbene, dice mia figlia. Mi sono divertita molto anche a interpretare Erodiade (in Maria di Nazareth, l'1 e 2 aprile su RaiUno, ndr), un'abile manipolatrice che sapeva sfruttare le debolezze altrui.

Uno sport?
Sono una frana: nessuno. Forse perché ho già dato troppo da piccola: mi sono diplomata all'Accademia dopo dieci anni di danza e dico sempre che vivo di rendita. Pratico con costanza solo lo stretching: una coccola per i muscoli che fa bene alla circolazione e all'elasticità.

Il film preferito?
Viale del tramonto: malinconico ma bellissimo. Gloria Swanson ha ripreso in mano la carriera con quel film, altro che tramonto!

Il suo mezzo di trasporto?
L'auto. Anche a Roma, nonostante il traffico. Ho il motorino ma lo uso solo da maggio in poi, prima fa troppo freddo. Anzi, vorrei un telecomando per riscaldare a distanza l'auto prima di entrarci.

Che cosa ha comprato con i primi soldi guadagnati? 
Vestiti. Non dovrei dirlo perché è contro i miei principi: il denaro si risparmia o si usa per spese utili. Ma avevo 19 anni e fino a quel momento indossato quasi solo le cose smesse delle mie cugine: ho detto basta, finalmente scelgo io. Ho comprato pantaloni, abiti, maglie (gonne no, non le uso). Una vera fashion victim.

La vacanza più bella?
L'anno scorso a New York: la mia prima volta negli Usa. Da bambina vivevo in Slovacchia e non ci potevo andare. La mia America era quella dei film, un sogno. Invece ho scoperto che anche a New York (sopra, Times Square) la gente è come noi... Ogni mattina mia figlia e io facevamo colazione al carretto degli hot dog: poco salutare, ma lei avrebbe mangiato anche il carretto..

Il capo del cuore?
Ne ho due. Un pigiama azzurro che usavo da ragazzina: ormai è liso, con i buchi, ma è stato il primo indumento nuovo che mi ha comprato mia madre. L'altro è un paio di galosce che mi regalarono a tre anni. Volevo andare per funghi con mio padre ma non avevo le scarpe adatte: con quelle, finalmente, potevo. Sono diventate un simbolo, per me, il segno che per fare qualcosa devi avere "le scarpe giuste", anche a livello morale: onestà, capacità, valori.

Come si rilassa? 
Mangiando! Posso resistere al sesso, ma non al cibo. Non sono una mangiona ma ho un senso del gusto molto sviluppato. Mi metto sul divano davanti alla televisione con qualcosa di buono e mi rilasso così. Sono golosa di dolci, torte, nutella e crêpes (uno dei pochi piatti che so preparare). Ma in assoluto preferisco le lasagne.

Su "Io donna", 31 marzo-6 aprile 2012 

lunedì 26 marzo 2012

Ernesto Robecchi, Filastrocche per una figlia

vai alla pagina del libro sul sito dell'editoreclicca per ingrandire (ma è il testo qui sotto)

La guerra; una bambina piccola sfollata in un paesino; un padre medico e artista che rimane in città.

Dalla lontananza, dall’affetto, forse dalla necessità di esorcizzare la tragedia incombente, nascono le storielle - allegramente surreali, talvolta favolosamente efferate - della Piso e oggi questo libro delizioso: che ci restituisce col sapore dei primi anni ‘40, la poesia e la grazia di un paradossale epistolario, una vivace fantasia
creativa, la freschezza e il garbo di disegni festosamente colorati a pastello, spesso gettati giù sul retro di una ricetta o sulla carta velina: insomma un involontario esempio di spigliato lessico famigliare e un piccolo, segreto capolavoro. 

Ernesto Robecchi nacque a Milano nel 1908, secondo di cinque fratelli. Ammalato di distrofia muscolare progressiva, morì a soli 42 anni. Fu uomo di molteplici interessi: laureato in medicina, studiò il russo e le principali lingue europee; sportivo, ebbe il brevetto di pilota, praticò boxe, vela, sci, tennis; appassionato d’arte, fu ottimo pittore dilettante.

Il senso dell’umorismo, di cui era spiccatamente dotato, non gli fu tolto nemmeno dalla malattia ed è ben presente in queste filastrocche, scritte nel periodo della guerra per la figlia Mariasilvia, sfollata a Cima sul lago di Lugano.

Dalla lontananza tra padre e figlia, dall’affetto, forse dalla necessità di esorcizzare la tragedia incombente, nascono deliziose storielle della Pino e oggi questo libro: spero che ci restituisca, col sapore dei primi anni ’40, l’eterna freschezza degli affetti. ■


leggi le prime pagine

Ed ecco il fratello che disegnava lo scarabocchietto sulle vecchie foto di famiglia in cui Brunella non poteva apparire perché non ancora nata...

venerdì 23 marzo 2012

Ricordi in rete: Milvia su Rossi Orizzonti

Un'autrice dimenticata (scacciati senza polpa)

P1030379
Attraverso lei,  attraverso le sue pagine, ho conosciuto Pablo Neruda. Leggendo i suoi libri  ho riso e mi sono commossa. Con lei, pur non avendola mai conosciuta, ho condiviso battaglie: quelle sull’aborto e sul divorzio, ad esempio. (Cosa direbbe, lei, ora che dopo tanti anni queste cose vengono ancora messe in discussione?…).
Quando seppi della sua morte piansi, come se fosse morta un’amica. Da anni avevo pensato di scriverle, poi non feci mai nulla. E nel 1979 lei se ne andò.

mercoledì 21 marzo 2012

Ricordi in rete: Giuseppe Vezzoni su "Rosso di sera"

Letture al Mediceo: Rosso di Sera la scelta della Libera Cronaca

Seravezza – Stasera, alle 21, al Mediceo di Seravezza, ci sarà l’evento delle letture di brani liberamente scelti da alcuni lettori che sono stati invitati dall’Istituto Storico lucchese - sez.Versilia Storica - a partecipare e ad interpretare con la loro preferenza letteraria la serata di lettura che ogni terzo giovedì del mese si organizza al Mediceo. Anche la Libera Cronaca sarà della serata. La scelta è stata quella di leggere alcuni passaggi iniziali e la pagina finale del romanzo “Rosso di Sera” di Brunella Gasperini, edito Rizzoli 1964 e ristampato nel 1981, due anni dopo la morte dell’autrice Bianca Robecchi, che firmava le sue opere appunto con lo pseudonimo di Brunella Gasperini.

giovedì 8 marzo 2012

venerdì 17 febbraio 2012

Ricordi in rete: Paola Segurini su Gattivity

Brunella Gasperini e i suoi animali: una donna da ricordare

Giovedì 24 Agosto 2006


Scrittrice e vivace e originale, in "Una donna e altri animali" (1978) Brunella Gasperini (qui un bel post su Mondodonna), ci ha regalato - con una pennellata autoironica di rara intensità - potenti figure di quattrozampe, e di bipedi, inserite nel vorticoso ma sereno quadro della sua vita familiare. Tra le sue pagine facciamo la conoscenza dell’eroico cane Baffo, della dolce cagnolina Peppa, della gatta libertina Pussi, del Merlo che canta “inni di vario genere e colore”. Con un lessico familiare - che ricorda le splendide narrazioni di Natalia Ginzburg - Brunella ha raccontato le storie della sua vita, coinvolgenti, ironiche e godibilissime. Ristampato nel 2004 da Baldini & Castoldi, il volume non può mancare in una biblioteca "gattara" (e anche femminile) che si rispetti. Per avere un'idea dello stile e della personalità della compianta giornalista milanese, basta visitare l'affettuoso sito (http://brunella.altervista.org) a lei dedicato: scorrendo con il mouse sull'immagine del tavolo, si attivano le varie figurine e si aprono le descrizioni degli animali rappresentati.

domenica 12 febbraio 2012

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