sabato 28 aprile 2012

Ricordi in rete: Barbara mente creativa


27/01/2010

Scrittura – il mio stile

Filed under: scrittura — Barb65 @ 09:00
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Mi dicono che la mia prosa è giornalistica e non letteraria. Ovvio, dato che il mio modello era giornalista… il mio mito, quello che copiavo quando ero agli inizi, dopo un’infanzia di Salgari (e Verne/Dumas in francese), è Brunella Gasperini. Ho cominciato a scrivere imitando lei, anche se non con gli stessi risultati.
Ora, gli esimi professori diranno che lei non era una scrittrice (“scrittora” si definiva lei), ma probabilmente sono amanti delle prose farraginose e incomprensibili che riempiono le nostre biblioteche. Io no.
Io voglio leggere una storia chiara, con dialoghi vivi, che mi faccia ridere e piangere come Brunella. Non mi interessa se il mio mito è relegato nella “letteratura rosa” dagli uomini, non è mica Liala o Delly o B.Cartland!
Certo, letti adesso i suoi romanzi sono datati (è morta nel 1979, poco prima che la scoprissi), ma i sentimenti descritti sono sempre veri. Io continuo a ridere e piangere ogni volta che leggo qualcosa di suo.
Non imito più il suo stile, dato che nel frattempo ho trovato la mia voce e cambiato genere (lei non scriveva fantasy, però ha tradotto Carrie di Stephen King! ;-) ), ma continuo ad ammirare la sua prosa giornalistica applicata ai romanzi – e faccio lo stesso. Col mio stile asciutto e senza fronzoli. Peccato che sulle mei cose non riesco a piangere come sulle sue…

Ritratto di Brunella



disegnato da Giaci Mondaini (padre di Sandra) e mandatoci da Massimo (grazie!!!)

domenica 22 aprile 2012

Racconto: Storia di una ragazza grassa


«Nascerà in gennaio», disse Ornella. Si accese una sigaretta e buttò fuori una breve, noncurante nuvola di fumo. Non sembrava una futura madre che parla del suo futuro figlio. Sembrava un'indossatrice provetta che parla della sua prossima sfilata. Assestò meglio nella poltrona il lungo corpo disinvolto, e accavallò le gambe. Lunghe, agili e disinvolte anche quelle. «Lorenzo, povero caro, è pazzo di gioia».
Spiaccicata nella poltrona di fronte, grassa e sudata, Giovanna si sentiva più che mai simile a una giovane mucca infelice.
Ornella buttò fuori un'altra nuvola. «Io preferirei un maschio; tanto meno impegnativo, trovo. Ma Lorenzo, povero caro, vorrebbe una femmina, perché fosse proprio uguale a me».
Nella testa depressa di Giovanna guizzò la visione di una neonata lunghissima e agilissima, che accavallava le gambe e fumava, emettendo rapidi e disinvolti uè uè.
Sei maligna, Giovanna”, si disse. “Sei invidiosa”. I suoi grandi languidi occhi dorati, pieni di timidezza, d'umorismo e di malinconia, presero un'espressione spaventata e supplichevole. “Signore, fa' che non mi succeda”, pregò. “Grassa, goffa, incapace, ma non invidiosa. Per piacere, Signore”.



Stasera da casa mia tutto il racconto (bellissimo!): grazie a jm per l'ocrizzazione :o)

martedì 17 aprile 2012

domenica 1 aprile 2012

Citazioni: Antonia Liskova su Io donna

 |  | COSE DELLA VITA Antonia Liskova

COSE DELLA VITA Antonia Liskova

L’attrice di origine slovacca da bambina aveva due sogni: indossare abiti nuovi (non quelli usati delle cugine) e fare un viaggio in America. Il primo lo ha realizzato a 19 anni; il secondo un anno fa

COSE DELLA VITA Antonia Liskova
Foto Alessandro Pizzi / SGP
Che cos’ha sul comodino? 
Il burro di cacao. Di creme e make up posso fare a meno, ma il burro di cacao lo metto sempre, la sera, per evitare che si secchino le labbra.

Dentro la sua borsa non manca mai...
C’è di tutto, sembra la borsa di Mary Poppins. E c'è sempre un elastico, sia per l'abitudine di quando avevo i capelli lunghi - adesso li ho corti per esigenze di lavoro e per praticità - sia perché con una figlia di sette anni elastici e mollette sono indispensabili.

Un animale?
Ho un cane e un gatto a Roma, altri tre cani nella casa in campagna, oltre a pavoni, galline e oche, le mie preferite. Sono tra gli animali con il comportamento più simile a quello umano. Una si era innamorata di mio marito: lo beccava per farsi accarezzare, era gelosa, quando c'era lei non si poteva avvicinare nessuno.

Il luogo del cuore?
Una quercia sulla collina vicino alla casa dei miei, appena fuori Prievidza, in Slovacchia. Vi avevo appeso un'altalena fatta con una corda e un pezzo di legno. E mi dondolavo nel vuoto a trenta metri d'altezza.

Un portafortuna?
Un braccialetto indiano con campanellini che mi ha regalato un'amica. Le madri lo mettono alle caviglie dei bambini perché non si perdano. «Così saprò sempre dove sei» ha detto la mia amica. Un gesto molto affettuoso.

Un libro?
La donna e altri animali di Brunella Gasperini. Anticipa con un linguaggio coraggioso quello che è diventata la donna. Poi La fabbrica degli angeli di Jessica Gregson.

Il lavoro domestico?
Pulire. Non mi ferma nessuno: polvere, pavimenti, straccio... Mi hanno appena insegnato un sistema per sgrassare i fornelli: passarli con carta vetrata finissima.

Da bere? 
Vino rosso, in particolare il Sagrantino di Montefalco. Un buon bicchiere fa bene alla salute e abbassa il colesterolo. E se non facesse bene... lo berrei lo stesso!

Il suo eroe di bambina?
Pippi Calzelunghe! Quella specie di teppista che poteva fare quel che voleva. Non è una bambina proprio perbene, dice mia figlia. Mi sono divertita molto anche a interpretare Erodiade (in Maria di Nazareth, l'1 e 2 aprile su RaiUno, ndr), un'abile manipolatrice che sapeva sfruttare le debolezze altrui.

Uno sport?
Sono una frana: nessuno. Forse perché ho già dato troppo da piccola: mi sono diplomata all'Accademia dopo dieci anni di danza e dico sempre che vivo di rendita. Pratico con costanza solo lo stretching: una coccola per i muscoli che fa bene alla circolazione e all'elasticità.

Il film preferito?
Viale del tramonto: malinconico ma bellissimo. Gloria Swanson ha ripreso in mano la carriera con quel film, altro che tramonto!

Il suo mezzo di trasporto?
L'auto. Anche a Roma, nonostante il traffico. Ho il motorino ma lo uso solo da maggio in poi, prima fa troppo freddo. Anzi, vorrei un telecomando per riscaldare a distanza l'auto prima di entrarci.

Che cosa ha comprato con i primi soldi guadagnati? 
Vestiti. Non dovrei dirlo perché è contro i miei principi: il denaro si risparmia o si usa per spese utili. Ma avevo 19 anni e fino a quel momento indossato quasi solo le cose smesse delle mie cugine: ho detto basta, finalmente scelgo io. Ho comprato pantaloni, abiti, maglie (gonne no, non le uso). Una vera fashion victim.

La vacanza più bella?
L'anno scorso a New York: la mia prima volta negli Usa. Da bambina vivevo in Slovacchia e non ci potevo andare. La mia America era quella dei film, un sogno. Invece ho scoperto che anche a New York (sopra, Times Square) la gente è come noi... Ogni mattina mia figlia e io facevamo colazione al carretto degli hot dog: poco salutare, ma lei avrebbe mangiato anche il carretto..

Il capo del cuore?
Ne ho due. Un pigiama azzurro che usavo da ragazzina: ormai è liso, con i buchi, ma è stato il primo indumento nuovo che mi ha comprato mia madre. L'altro è un paio di galosce che mi regalarono a tre anni. Volevo andare per funghi con mio padre ma non avevo le scarpe adatte: con quelle, finalmente, potevo. Sono diventate un simbolo, per me, il segno che per fare qualcosa devi avere "le scarpe giuste", anche a livello morale: onestà, capacità, valori.

Come si rilassa? 
Mangiando! Posso resistere al sesso, ma non al cibo. Non sono una mangiona ma ho un senso del gusto molto sviluppato. Mi metto sul divano davanti alla televisione con qualcosa di buono e mi rilasso così. Sono golosa di dolci, torte, nutella e crêpes (uno dei pochi piatti che so preparare). Ma in assoluto preferisco le lasagne.

Su "Io donna", 31 marzo-6 aprile 2012 

lunedì 26 marzo 2012

Ernesto Robecchi, Filastrocche per una figlia

vai alla pagina del libro sul sito dell'editoreclicca per ingrandire (ma è il testo qui sotto)

La guerra; una bambina piccola sfollata in un paesino; un padre medico e artista che rimane in città.

Dalla lontananza, dall’affetto, forse dalla necessità di esorcizzare la tragedia incombente, nascono le storielle - allegramente surreali, talvolta favolosamente efferate - della Piso e oggi questo libro delizioso: che ci restituisce col sapore dei primi anni ‘40, la poesia e la grazia di un paradossale epistolario, una vivace fantasia
creativa, la freschezza e il garbo di disegni festosamente colorati a pastello, spesso gettati giù sul retro di una ricetta o sulla carta velina: insomma un involontario esempio di spigliato lessico famigliare e un piccolo, segreto capolavoro. 

Ernesto Robecchi nacque a Milano nel 1908, secondo di cinque fratelli. Ammalato di distrofia muscolare progressiva, morì a soli 42 anni. Fu uomo di molteplici interessi: laureato in medicina, studiò il russo e le principali lingue europee; sportivo, ebbe il brevetto di pilota, praticò boxe, vela, sci, tennis; appassionato d’arte, fu ottimo pittore dilettante.

Il senso dell’umorismo, di cui era spiccatamente dotato, non gli fu tolto nemmeno dalla malattia ed è ben presente in queste filastrocche, scritte nel periodo della guerra per la figlia Mariasilvia, sfollata a Cima sul lago di Lugano.

Dalla lontananza tra padre e figlia, dall’affetto, forse dalla necessità di esorcizzare la tragedia incombente, nascono deliziose storielle della Pino e oggi questo libro: spero che ci restituisca, col sapore dei primi anni ’40, l’eterna freschezza degli affetti. ■


leggi le prime pagine

Ed ecco il fratello che disegnava lo scarabocchietto sulle vecchie foto di famiglia in cui Brunella non poteva apparire perché non ancora nata...

venerdì 23 marzo 2012

Ricordi in rete: Milvia su Rossi Orizzonti

Un'autrice dimenticata (scacciati senza polpa)

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Attraverso lei,  attraverso le sue pagine, ho conosciuto Pablo Neruda. Leggendo i suoi libri  ho riso e mi sono commossa. Con lei, pur non avendola mai conosciuta, ho condiviso battaglie: quelle sull’aborto e sul divorzio, ad esempio. (Cosa direbbe, lei, ora che dopo tanti anni queste cose vengono ancora messe in discussione?…).
Quando seppi della sua morte piansi, come se fosse morta un’amica. Da anni avevo pensato di scriverle, poi non feci mai nulla. E nel 1979 lei se ne andò.

mercoledì 21 marzo 2012

Ricordi in rete: Giuseppe Vezzoni su "Rosso di sera"

Letture al Mediceo: Rosso di Sera la scelta della Libera Cronaca

Seravezza – Stasera, alle 21, al Mediceo di Seravezza, ci sarà l’evento delle letture di brani liberamente scelti da alcuni lettori che sono stati invitati dall’Istituto Storico lucchese - sez.Versilia Storica - a partecipare e ad interpretare con la loro preferenza letteraria la serata di lettura che ogni terzo giovedì del mese si organizza al Mediceo. Anche la Libera Cronaca sarà della serata. La scelta è stata quella di leggere alcuni passaggi iniziali e la pagina finale del romanzo “Rosso di Sera” di Brunella Gasperini, edito Rizzoli 1964 e ristampato nel 1981, due anni dopo la morte dell’autrice Bianca Robecchi, che firmava le sue opere appunto con lo pseudonimo di Brunella Gasperini.

giovedì 8 marzo 2012

venerdì 17 febbraio 2012

Ricordi in rete: Paola Segurini su Gattivity

Brunella Gasperini e i suoi animali: una donna da ricordare

Giovedì 24 Agosto 2006


Scrittrice e vivace e originale, in "Una donna e altri animali" (1978) Brunella Gasperini (qui un bel post su Mondodonna), ci ha regalato - con una pennellata autoironica di rara intensità - potenti figure di quattrozampe, e di bipedi, inserite nel vorticoso ma sereno quadro della sua vita familiare. Tra le sue pagine facciamo la conoscenza dell’eroico cane Baffo, della dolce cagnolina Peppa, della gatta libertina Pussi, del Merlo che canta “inni di vario genere e colore”. Con un lessico familiare - che ricorda le splendide narrazioni di Natalia Ginzburg - Brunella ha raccontato le storie della sua vita, coinvolgenti, ironiche e godibilissime. Ristampato nel 2004 da Baldini & Castoldi, il volume non può mancare in una biblioteca "gattara" (e anche femminile) che si rispetti. Per avere un'idea dello stile e della personalità della compianta giornalista milanese, basta visitare l'affettuoso sito (http://brunella.altervista.org) a lei dedicato: scorrendo con il mouse sull'immagine del tavolo, si attivano le varie figurine e si aprono le descrizioni degli animali rappresentati.

domenica 12 febbraio 2012

lunedì 23 gennaio 2012

Ricordi in rete: Alessandra su MenuTuristico

Sophie Kinsella- La Ragazza fantasma


Premessa n. 1: quando ero al liceo, ero molto, ma molto, ma molto brava in italiano scritto. E lo sono stata fino a quando ho commesso l'ingenuità di dire al professore che magnificava le mie letture, sostendendo che era grazie a Dostojevski e a Manzoni che sapevo scrivere così bene, che io dovevo tutto a Brunella Gasperini. Ovvio che lui non sapesse neppure chi fosse. E altrettanto ovvio che, da lì in poi, la mia fama di futura scrittrice abbia subito un duro colpo, almeno fino a quando mi sono rassegnata ad adattarmi allo stile asciutto e rigoroso che tanto gli piaceva, sacrificando la gioia di scrivere ad un nove in pagella.
Quando era alle medie, mia figlia era molto, ma molto, ma molto brava in italiano scritto. E ora che è al ginnasio, lo è rimasta: e sapete perché? Perchè, visto il ripetersi della situazione di cui sopra con la sua insegnante della scuola dell'obbligo, le ho tassativamente proibito di rivelare alla nuova professoressa che se sa scrivere così bene, buona parte di merito è di Sophie Kinsella.

Ricordi in rete: Manuela Cagnoni sul suo blog


A undici anni, quando approdai alla Fallaci, avevo però letto già molto. Tralasciando Piccole donne e i loro vari seguiti, che probabilmente tutte le bambine della mia generazione hanno letto, scegliendo poi di fare tutt'altro nella vita, il primo libro "da adulta" che lessi fu Grazie lo stesso. Lo avevo sfogliato già molte volte e avevo letto la trama perché mi attirava il disegno buffo sulla copertina, con una ragazza in un quadro strattonato da due ragazzi. Quello che però mi attirava maggiormente era il sottotitolo, "Una Giovanna in due". Quel sottotitolo mi divertiva e mi faceva venir voglia di capire la storia che poteva esserci dietro.
"Se vuoi leggere Una Giovanna in due, leggilo," disse mia madre con naturalezza.
Fu così che conobbi Brunella Gasperini e la mia idea di romanzo e letteratura cambiò per sempre.

fotina

lunedì 9 gennaio 2012

Ricordi in rete: dal blog di NonnaCarina



20/03/2008


ha avuto per me gli effetti della madeleine di proustiana memoria, mi ha trasportato  cioè indietro nel tempo,  negli anni 1965/1980 quando ero una assidua lettrice di questa rivista femminile:
Anna_bella
ed ancorpiù di Brunella Gasperini, che teneva una seguitissima rubrica di corrispondenza con i lettori e che ci ha prematuramente lasciato nel 1979 a soli 60 anni appena compiuti.

mercoledì 4 gennaio 2012

Ricordi: avete detto a rossa (2001-2002)

le vostre parole

  • Ti tocca il cuore. Semplicemente. Vorrei essere stata sua sorella, sua figlia, sua amica.
    La sua allegria mista alla capacità di raggiungere l'animo delle persone.
    Era la voce di mille donne silenziose.
    Quando leggevo i suoi libri mi capitava di alternare risate irrefrenabili a lacrime copiose. Unica.
    Simona I, 9 ottobre 2001
  • è stata una grande, grandissima amica a distanza.
    Giovanna, 11 ottobre 2001
  • Brunella? Sono cresciuta con lei, i suoi libri e i suoi interventi su Annabella mi hanno aiutato a crescere,ho imparato un sacco di cose da lei (una per tutte? l'ironia dolce e spietata, specie su sé stessi) la sua morte (avevo 17 anni) è stato un dolore enorme, per alcuni anni non sono più riuscita a toccare un suo libro tanto mi faceva stare male l'idea di saperla morta, mentre leggevo tutta la vita che c'è nelle sue storie. Poi ho ripreso; non vedo l'ora che le mie figlie crescano ancora per proporre i suoi romanzi.
    Valentina, 28 ottobre 2001
  • Amavo Brunella e le telefonavo spesso per consigli e conforto. le ho anche scritto spesso. Amavo leggerla e sapere che c'era
    Pippi, 18 novembre 2001

venerdì 30 dicembre 2011

Ricordi in rete: Anzeledda sul suo blog

Ah, una volta queste cose non succedevano!


Metteteci dentro tutti i più efferati fatti di cronaca, quelli per cui si aprono le Porte più importanti, si fanno dibattiti, discussioni su dove andremo a finire.
Aggiungete che è tutta colpa della televisione, la degenerazone dei costumi, i videogiochi, gli omossessuali, la laicizzazione della società e dei giovani d’oggi.
Una volta sì che queste cose non succedevano, nei cattolicissimi anni sessanta, nella tranquilla periferia italiana, nel laborioso nord e nel religioso sud.
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