sabato 7 settembre 2013
martedì 27 agosto 2013
lunedì 22 luglio 2013
Camilla Cederna sul Corriere (1994)
Corriere della Sera >Archivio > quella generazione cresciuta con Brunella
MEMORIE MILANESI DI UNA GRANDE CRONISTA
quella generazione cresciuta con Brunella
ricordo di Titti Robecchi, più conosciuta con il nome di Brunella Gasperini
Quando stavo in corso di Porta Nuova 15, mi divertivo a parlare con la Titti Robecchi che stava all'11, e ci separava soltanto uno stretto cortile. Suo padre era medico e lo vedevamo che in camice bianco stava curvo a guardare qualcosa col microscopio. Con la Titti ci scambiavamo oggetti dalle finestre, una gabbietta con dentro un grillo comprata lì sotto alla Fiera di Sant'Angelo, biglietti, palline e un giorno anche un uovo che arrivò là intatto. Tutto lì, ma, come si vedrà, la nostra amicizia ebbe altri sbocchi. Passano gli anni, e su Settimo giorno, fratello minore dell'Europeo, comincia una rubrica di consigli, bon ton e messaggi vari tenuti da una certa Leonora, descritta come "una dama vissuta alle corti d' Europa" con la quale ci si poteva confidare. La dama era esistita per due settimane, data l'età e l'artrosi, aveva dovuto smettere. Con chi rimpiazzarla? Con la Cederna, si decise, l'unica donna di una redazione di maschi, e pazienza se non si intendeva molto di bon ton e consigli sensati. Ed ecco che un giorno ricevo una lettera dalla Titti: "Cara Leonora, sono una ragazza laureata in lettere classiche e filosofia, e ho un problema. I miei genitori sono morti, e ad uno ad uno anche i miei fratelli se ne sono andati per un male misterioso (probabilmente sclerosi multipla); e quel che volevo dirti è che per la prima volta oggi sono caduta anch'io e ho paura. Mi piacerebbe molto scrivere da qualche parte. Potrei mandarti un paio di poesie". Firma e indirizzo. Naturalmente senza far capire che la conoscevo, le consigliai di non mandar poesie che eran sempre difficili da collocare, ma di provare con un racconto, un fatto vero o inventato. Arrivò dunque l'articolo e si capi' subito che la Titti la sua strada l'aveva imbroccata, al punto che dopo poco le affidarono una "piccola posta" su Annabella mi pare. E in venticinque anni rispose a circa 250.000 lettrici e lettori, e la sua è sempre stata la voce del coraggio e dell'anticonformismo. Cambiò il suo nome quando sposò un delizioso ex bancario, stufo marcio di fare il bancario, di cognome Gasperini, che l'aiutò ad armeggiare con la macchina, le offrì mille spunti. Titti gli diede due figli molto dotati per la musica. Il Gasperini divenne subito il Gamberini, protagonista di molti suoi racconti. Attraverso le sue risposte Brunella Gasperini visse venticinque anni di problemi giovanili, aveva capito il '68 ed è come se avesse scritto un grande romanzo di costume con tutte le norme di ogni generazione, problemi d'amore, sesso, politica, e via via tutto quello che andava cambiando, raccontato con la sua intelligenza di donna bennata, appartenente a una divertente famiglia composta oltretutto da amatissimi animali. Come pochi, lei sapeva cogliere e avvicinare amari fatti contrastanti, il ritardo delle pensioni ai poveretti per quella mai abbastanza biasimata burocratica lentezza, proprio nel giorno in cui onorevoli e senatori si erano aumentati lo stipendio. E se si scandalizza, non è tanto del seno nudo sulle spiagge ma dei tira e molla politici, del compromesso, degli intrallazzi, della bustarella, dell'evasione fiscale. Così la penso io e' un suo libriccino di coraggiosa denuncia e contiene la stangata ai ginecologi obiettori, per cui lei nutre disprezzo perché "sono quelli che portano le donne ad abortire in Svizzera, fingendo di ignorare la piaga dell'aborto clandestino". Una volta la vidi piangere, quando, rispondendo alla lettera d'una donna lessicalmente maltrattata da un orrido marito, gli consiglio' di rivolgersi alla polizia. La donna lo fece e lui l'uccise. E poi i romanzi, tra cui vendutissimi, tradotti in varie lingue e formati in film, come L'estate dei bisbigli, Rosso di sera, Io e loro, Lui e noi, Noi e loro. Nessuno fu mai capace di imitarla, morì a sessant'anni nel '79 e tutto quello che potei fare, durante una vacanza a Lugano, fu di andare a portarle un mazzo di roselline rosse nella sua casetta rosa in riva al lago (non quelle rose rosse altissime, forse battezzate Soraya che tutte e due avevano sempre detestato). Oggi ho parlato di lei perché nessuno la dimentichi e le voglia tutto il bene che le ho voluto io.
Cederna Camilla
Pagina 34
(4 settembre 1994) - Corriere della Sera
Nota di rossa: non sono riuscita a trattenermi e ho dovuto correggerlo, la versione originale la trovate, cliccando sul titolo, nell'archivio del Corriere.
Nota di rossa: non sono riuscita a trattenermi e ho dovuto correggerlo, la versione originale la trovate, cliccando sul titolo, nell'archivio del Corriere.
L'angolo di Theddy: 3 (Agognate vacanze)
Lei era come al solito felice, da tempo aspettava con gioia questo invito. Da buona torinese non chiedeva (così le è stato insegnato: non chiedere mai...).
Io molto meno: sgridato e osteggiato durante l'ultima vacanza sul treno e in Svizzera. Temevo il ritorno.
E fra me pensavo: Possibile? ha solo questi amici che la invitano? in un paese dove mi guardano torvi?, dove non sono libero?. E' vero annuso, è vero appena vedo un po' di verde o muretti mi libero, è vero fermo col muso tutti quelli che incrocio passeggiando. Io non faccio distinzioni di razza, di vestiario, dì età; sempre solo nella speranza che si lascino leccare un po', e che mi accarezzino i miei riccioli d'oro.
Sono anche sempre profumato. Lei quando usciamo s'inonda di Chanel n.5, per me usa salviettine all'Aloe da 1 euro comperate al mercato...).
Timoroso ho dovuto andare e mi sono beccato:
A Lugano un tizio vestito come un principe Le ha chiesto: è suo questo cane? (temevo dicesse no l'ho appena trovato, non so di chi sia..., non si sa mai è meglio non fidarsi degli umani...)
Lei però mi ama e gli ha risposto: siiiiiii perchè? e l'uomo cattivo: non vede che ha fatto la pipì sul marciapiede?
Lei stringeva le labbra già sottili, dagli occhi fulmini e saette ma, essendo in un paese straniero divenne dolce, dolce e col sorriso rispose: oh!! mi scusi, ho l'acqua con me, pulisco subito.
Di sottecchi vide l'uomo impettito e felice d'averle fatto capire che a Lugano i cagnetti NON devono fare la pipì. Ritornò se stessa e piano gli disse: va fa un c.lo.
E pensò ancora una volta: Lugano non ci meriti.
Anche i cani non sono socievoli. Nel bosco mi sono festosamente avvicinato ad uno nero più o meno della mia taglia e lui ha pensato bene di ferirmi con i denti ad un occhio. Sanguinavo pure.. Allora una fata gentile mi ha dato una crema antibiotica. Mi ci sono voluti tre giorni per ritornare bello come prima.
Concludendo.
- in città sgridano
- nei boschi feriscono
che mondo è questo???
Però dagli amici i vizietti erano tutti per me, con mia somma gioia Lei è stata redarguida poichè mi dava la pappa troppo fredda.
E il cibo?, mica come a Torino:
- salame, arrosto, formaggio, carne tritata fresca, focaccia.
Al solo pensiero di tutte queste prelibatezze mi vien voglia di ritornare...
Grazie amici
Io molto meno: sgridato e osteggiato durante l'ultima vacanza sul treno e in Svizzera. Temevo il ritorno.
E fra me pensavo: Possibile? ha solo questi amici che la invitano? in un paese dove mi guardano torvi?, dove non sono libero?. E' vero annuso, è vero appena vedo un po' di verde o muretti mi libero, è vero fermo col muso tutti quelli che incrocio passeggiando. Io non faccio distinzioni di razza, di vestiario, dì età; sempre solo nella speranza che si lascino leccare un po', e che mi accarezzino i miei riccioli d'oro.
Sono anche sempre profumato. Lei quando usciamo s'inonda di Chanel n.5, per me usa salviettine all'Aloe da 1 euro comperate al mercato...).
Timoroso ho dovuto andare e mi sono beccato:
A Lugano un tizio vestito come un principe Le ha chiesto: è suo questo cane? (temevo dicesse no l'ho appena trovato, non so di chi sia..., non si sa mai è meglio non fidarsi degli umani...)
Lei però mi ama e gli ha risposto: siiiiiii perchè? e l'uomo cattivo: non vede che ha fatto la pipì sul marciapiede?
Lei stringeva le labbra già sottili, dagli occhi fulmini e saette ma, essendo in un paese straniero divenne dolce, dolce e col sorriso rispose: oh!! mi scusi, ho l'acqua con me, pulisco subito.
Di sottecchi vide l'uomo impettito e felice d'averle fatto capire che a Lugano i cagnetti NON devono fare la pipì. Ritornò se stessa e piano gli disse: va fa un c.lo.
E pensò ancora una volta: Lugano non ci meriti.
Anche i cani non sono socievoli. Nel bosco mi sono festosamente avvicinato ad uno nero più o meno della mia taglia e lui ha pensato bene di ferirmi con i denti ad un occhio. Sanguinavo pure.. Allora una fata gentile mi ha dato una crema antibiotica. Mi ci sono voluti tre giorni per ritornare bello come prima.
Concludendo.
- in città sgridano
- nei boschi feriscono
che mondo è questo???
Però dagli amici i vizietti erano tutti per me, con mia somma gioia Lei è stata redarguida poichè mi dava la pappa troppo fredda.
E il cibo?, mica come a Torino:
- salame, arrosto, formaggio, carne tritata fresca, focaccia.
Al solo pensiero di tutte queste prelibatezze mi vien voglia di ritornare...
Grazie amici
giovedì 13 giugno 2013
archivio (in costruzione)
Allora, per chi ha provato a scaricare qualcosa e non ci è riuscito, ecco qui rapidamente tutte le disponibilità.
In file di testo (pdf o epub):
(1957) Fanali gialli Epub Mobi Pdf Rtf
(1957) Le vie del vento Epub Mobi Pdf
(1958) Le ragazze della villa accanto Epub Mobi Pdf
(1959) Io e loro Epub Mobi
(1960) Ero io quella Epub Mobi Pdf
(1960) Sposarsi è facile, ma... Pdf
(1961) Lui e noi Epub Mobi Pdf
(1965) Noi e loro Epub Mobi Pdf
(1970) I fantasmi nel cassetto Epub Mobi Pdf
(1973) Luna straniera Epub Mobi Pdf
(1974) Siamo in famiglia Epub Mobi Pdf
(1975) A scuola si muore Epub Mobi Pdf
(1975) Cos'è conoscersi Epub Mobi Pdf
(1976) Grazie lo stesso Epub Mobi Pdf
(1976) Storie d'amore storie d'allegria Epub Mobi Pdf zippati
Id e password sono i soliti, se non li avete leggete qui (pagina accessibile anche dal menù in alto, alla voce "Per scaricare").
Grazie ancora a tutti coloro che lo hanno reso possibile... :o)
sabato 1 giugno 2013
Massimo Gasperini a Celle Ligure dal 3 al 10 agosto
Massimo Gasperini, insieme al pittore Guido Oggioni, esporrà le sue sculture nella sala consiliare di Celle Ligure dal 3 al 10 agosto.
Inaugurazione sabato 3 agosto alle ore 17.30.
Inaugurazione sabato 3 agosto alle ore 17.30.
domenica 26 maggio 2013
In arrivo...
tante nuove versioni epub e mobi dei nostri libri, e "Fanali gialli" nell'edizione originale! (non abbreviata come la "Darling" che avevamo già in archivio)
domenica 12 maggio 2013
martedì 12 febbraio 2013
Un luogo intitolato a Brunella
Da tempo parlavamo di chiedere al sindaco di San Mamete di intitolare un luogo del suo paese a Brunella, ecco finalmente pronta la petizione (raggiungibile sempre dalle pagine in rosa qui sopra) da firmare e poi inviare. Vi raccomando di farla girare!
giovedì 27 dicembre 2012
Grande blogspot!
Ho più di una cinquantina di commenti SPAM, ma Blogger li ha bloccati tutti da solo, io ne ho dovuti cancellare solo un paio! :o)
venerdì 23 novembre 2012
mercoledì 7 novembre 2012
Autobiography and Anesthesia in Brunella Gasperini's Cumulative Self-Construct
Mirna Cicioni (Italian Studies, Monash University)
and
Susan Walker (MA in Italian Studies, La Trobe University)
Coming Round: Autobiography and Anesthesia in Brunella Gasperini's Cumulative Self-Construct
Extended abstract
Bianca Robecchi Gasperini (1919-1979), was a journalist, a writer of romantic fiction, an advice columnist, wife and mother. As Brunella Gasperini, she wrote romances, short stories, non-fiction books, and ran advice columns for two women's weeklies between 1952 and her death. Her most important work is the autobiographical text Una donna e altri animali.
We believe that the main interest of Gasperini's work lies in her autobiographical construct, which emerges from a macrotext formed by Una donna e altri animali, and the Cronache, three volumes of 'family tales' first published between 1959 and 1965, and later reprinted as Siamo in famiglia, and her twenty-year dialogue with her readers through her weekly advice columns. We hope to show that her autobiographical construct, which starts off within the parameters of serialised fiction in women's magazines, gradually evolves towards what is commonly understood as a 'literary text' thus beginning to bridge the gap between popular literature and literature without any qualifiers. We also argue that part of this evolution involves acknowledging the pain and conflict which are understated (in Gasperini's words "anaesthetised") in her earlier autobiographical texts.
Modern autobiographical theory acknowledges that all self-constructs are positioned within specific cultural contexts (what Jerome Bruner calls 'virtual culture'). In our view, Gasperini's 'virtual culture' (mostly identified with the readership of the two popular magazines Novella and Annabella) both affected her self-construct and was influenced by it.
In 1959, Gasperini had been writing romantic fiction for Novella and Annabella for nine years. For seven years she had also written a weekly advice column for both these magazines, at first under the name 'Candida', and then 'Brunella'. These two public activities (author and advice columnist) generated Gasperini a readership of around two million and, together, contributed to the development of a public persona with an emerging autobiographical construct.
Between 1959 and 1965, Annabella published weekly stories (Cronache) by Brunella Gasperini, which described the adventures and misadventures of the Gamberini family from the points of view of the husband, a daughter, and the wife and mother who is also a writer and columnist. The three different narrating voices foreground the autobiographical persona's different facets, wife, mother, and best-selling author. Like situation comedies, Gasperini's stories have a formulaic narrative structure: each episode is a minor family drama which develops and by the end is resolved quickly and humorously. Pain, though real, is never fatal or permanent. Sources of conflict as homosexuality, drugs, and poverty are kept outside the Gamberini family.
In Una donna e altri animali Gasperini assesses her construct in the Cronache through a transparent metaphor: "[le Cronache] mi parevano vere. Non che fossero false. Ma non erano vere. Erano anestetizzate" (p.131). She gives two explanations for this. The first is historico- political: the Cronache were written between the Christian Democrats victory in 1948 and the years of the economic boom, when the frustrations of marginalised groups were still unverbalised. The second one is autobiographical: the narrating self of 1979 says about her narrated self of the mid-sixties "mi anestetizzai" (Una donna e altri animali, p.121), meaning that any misgivings she had about what she was doing she suppressed.
In the late Sixties the discursive world of women's magazines was forced to expand by the impact of politics and by the growing realisation that "the personal is political". Social and political dimensions were no longer excluded, and features on sexuality, birth control, and youth protest movements began to be included. Gasperini, now writing only for the left-of-centre Annabella, began to use her column as a forum for exchanges of opinion and argument on two of the big issues of twentieth-century Italy, divorce (legalised in 1970 and recontested through a national referendum in 1974) and abortion (decriminalised in 1978 after a long and bitter campaign).
Gasperini's autobiographical self-construct reflected these changes. Fantasmi nel cassetto (1970) revolves around Brunella's work as an advice columnist and around the way her work is central to her life. Gasperini's narrated self and her family are, for the first time, situated in a social context full of problems. The 'ghosts' in her 'drawer' are readers whose problems and needs constantly take up Brunella's time and energies, which produces guilt on her part about her children and family, and insoluble tensions between her and her husband.
Una donna e altri animali (1978), although also first published in instalments in Annabella, was Gasperini's attempt to penetrate a new readership without deserting the old one. The generic nature of the text is deliberately ambiguous. The word 'romanzo', appearing under the title, frees the author from the 'autobiographical pact', and the book's status as autobiography is repeatedly denied. However, the text contains so many autobiographical recollections and references to Gasperini's previous works that it leads readers to view it as a final summing up of all the facets of Gasperini's self-construct.
Una donna e altri animali represents a synthesis between the anesthetised cheerfulness of Cronache and the darkness of Fantasmi. The de-anaesthetising process operates on the levels of both form and content. In Cronache, conventional form reflected conventional content: each episode was self-contained, with a beginning, a development, and a fairly happy resolution. Una donna e altri animali is stylistically more complex: it has apparently no beginning and no end. The autobiographical musings are fragmented, non-linear and constantly interrupted, reflecting Brunella's self as shaped by her reactions to variety of competing ideologies. Pain (both physical and emotional) is textually integrated, as part of a life which is by definition incomplete and provisional.
Numerous clues within the text work to a climax: the death of Brunella's four brothers, killed whilst involved in the Resistance. This episode is entirely fictional: in Bianca Robecchi's life there were three brothers whose premature deaths were separate and due to an inherited disease. There was, however, a real war time tragedy, which is never mentioned directly or indirectly in any of Gasperini's autobiographical writings: the loss of her infant son who was trampled to death during an air raid.
The brothers' death provides a focus and a partial explanation of the diffused pain which accompanies the narrated self from adolescence into middle age. The scene lends itself to an additional reading. The relatively complex textual structure of Una donna e altri animali and its embedding in Italian politics from the 1920s to the 1970s create an intertextual connection between it and the more famous Lessico famigliare by Natalia Ginzburg (1963), a text which Brunella acknowledges with admiration (p.100). Both texts are pervaded by anti-Fascism and left-wing commitment, although of a more domestic type in Una donnathan in Lessico Famigliare. Both feature tragic family loss as a consequence of anti-Fascist activities. The recurrent references to the anti-Fascist history of Brunella's relatives, culminating in the wartime tragedy, lend the book credentials which might help it, and its author, gain recognition within the predominantly left-of-centre Italian literary establishment. Gasperini's book can thus be seen as occupying the same textual space as Ginzburg's, although at a lower-brow level because of its more diverse readership.
Gasperini's autobiographical writings have not received any critical attention, either from the literary establishment, or from feminists, and are probably destined to remain confined to the ghetto of "women's literature". In a 1978 interview Gasperini explained this by saying that "una scrittrice 'per donne' non merita attenzione, è squalificata in partenza, proprio perché non si rispettano le donne" (Le signore "grandi firme", p.109). Analysis of Una donna e altri animali reveals that - in spite of its author's emancipationist rather than feminist views - it is one of the first examples of feminist women's autobiography, in that it refuses to be a linear success narrative and focuses instead on the fragmentation and pain of women's lives. Feminist autobiographical writing began to emerge in Italy a few years later, with texts such as Clara Sereni's Casalinghitudine, Fabrizia Ramondino's Althénopis, Marina Jarre's I padri lontani and Luisa Passerini's Autoritratto di gruppo. Gasperini's texts - read by women of all ages and social strata - were part of the climate which fostered this development.
giovedì 11 ottobre 2012
Guidotti a Varese, mostra da poco conclusa
CHIOSTRO DI VOLTORRE
Materiale di recupero che diventa opera d'arte, in mostra Paolo Guidotti
L'esposizione dedicata all'illustratore e artista verrà inaugurata venerdì 25 maggio con tante "piccole meraviglie". A giugno anche una mostra di Felice Tagliaferro e Simona Atzori
Una mostra che vedrà in esposizione sia le copertine che Guidotti ha realizzato per le grandi case editrici negli anni, che le opere materiche. Una mostra affascinante e che ben si coniuga con il lavoro fatto dagli Amici del Chiostro di Voltorre in questi anni.
Gli spazio saranno quindi divisi in modo da ospitare sia il progetto “Re Mida” che le opere dell’artista, coinvolgendo il pubblico dei più piccoli ma anche quello degli adulti. «È un’esperienza importante per il visitatore che potrà seguire un percorso logico – spiega Caterina Carletti, direttrice del Chiostro di Voltorre -. Guidotti è un artista che dimostra come dai sogni si può ridare anima alla materia. Utilizza materiale di scarto per creare e ridare identità ad un oggetto che prima ne aveva un’altra». La mostra di Paolo Guidotti sarà visibile fino al 9 settembre 2012. A giugno invece, dal 10 al 30, si potrà anche vedere la mostra “Candidamente…in arte”, organizzata dalla ProLoco di Gavirate, con le opere di Simona Atzori, conosciuta al grande pubblico per il suo talento di ballerina e le opere di Felice Tagliaferro, scultore non vedente.
PAOLO GUIDOTTI
“MINIMALIA, MIRABILIA”
Meditazione su scarti residui
Chiostro di Voltorre di Gavirate
Dal 26 maggio al 9 settembre 2012-05-17
Orari di apertura
Da martedì a domenica 10/12.30 e 14/18
Per informazioni 0332/731402
info@chiostrodivoltorre.it
www.chiostrodivoltorre.it
PAOLO GUIDOTTI
“MINIMALIA, MIRABILIA”
Meditazione su scarti residui
Chiostro di Voltorre di Gavirate
Dal 26 maggio al 9 settembre 2012-05-17
Orari di apertura
Da martedì a domenica 10/12.30 e 14/18
Per informazioni 0332/731402
info@chiostrodivoltorre.it
www.chiostrodivoltorre.it
17/05/2012
Adelia Brigo adelia.brigo@varesenews.it
Paolo Guidotti: l'autore delle più belle copertine di Brunella
Maestri 27. Paolo Guidotti
Paolo Guidotti nasce a Firenze nel 1938. A Milano dai primi anni Sessanta si occupa di illustrazione e grafica editoriale. Art director Rizzoli dal 1971 al 1981, ha collaborato anche a lungo con Mondadori e Club degli Editori. In anni recenti si è dedicato sopratutto alla pittura e alla scultura affermandosi con una personale cifra stilistica.
Per Paolo Guidotti mirare al bersaglio significa soprattutto «... astrarsi dai rumorosi baracconi che ci circondano, per riuscire a guardare verso un punto solo, isolandolo dalla babele di luci e colori (Renato Besana)».
I bersagli che Guidotti disegna non appaiono soltanto, di conseguenza, oggetti dalla forte valenza estetica né semplici reperti di un’archeologia da bric à brac; sono le esche cui abboccano (in un sottile gioco di legni, colore, carta, metallo) spezzoni di storia o echi di cronaca, pretesti narrativi che coniugano la grande guerra con il tiro al merlo, le calaveras messicane con il regio Tiro a segno.
Paolo Guidotti, per «riuscire a guardare verso un punto solo» sceglie e trasforma la materia con la meticolosa attenzione di chi opera in quella terra di frontiera che si spinge (parafrasando il titolo di una mostra di qualche anno fa), sino al greto del fiume urbano.
Nella risacca che frantuma, sbriciola e leviga le storie quotidiane vengono individuati e catalogati con pignoleria i frammenti che possono ancora suscitare sensazioni.
Guidotti non tradisce mai, in questo, la sua vocazione di narratore di storie minime. Ogni oggetto fa riaffiorare un ricordo, rivivere un’emozione. Non object trouvée che serva a testimoniare, assoluto e ineludibile, lo scorrere del tempo, ma madeleineche, dopo l’eccitazione del ricordo, faccia da coagulante per una nuova invenzione.
Paolo Guidotti è un discreto e sottile rigattiere della memoria. I suoi materiali sono, alla rinfusa, frammenti di imballaggio, lamierini di recupero, smalti, scatole di sigari, occhi di vetro. Ma attenzione: nessuno di essi vive senza l’intervento affettuoso e severo dell’artista, né senza il supporto essenziale e vitale del suo immaginario.
Un pezzo di legno scheggiato può essere dunque la testa di un gatto; una falce di metallo mangiata dalla ruggine un quarto di luna. Solo a patto, però, che si voglia ritrovare quel gatto o quella falce di luna, facendoli riemergere da un antico ricordo d’infanzia o da un frammento di recente esperienza.
Guidotti è un solitario. Noi ce lo immaginiamo sempre per strade di notte, con gli occhi a terra, a chiedersi quali vicende siano state gettate via, oggi, dallo scorrere isterico di quel metaforico fiume urbano. Quali emozioni si siano arenate nei rifiuti che ingombrano gli angoli delle città.
Con un gesto di colore Paolo permette ai detriti di questa civiltà di raccontare ancora una storia, ancora una favola.
Testo tratto da: Andrea Rauch, Il mondo come Design e rappresentazione, Usher Arte, 2009
![]() |
| Paolo Guidotti, 2006 |
![]() |
| Autobersaglio, 1991 |
I bersagli che Guidotti disegna non appaiono soltanto, di conseguenza, oggetti dalla forte valenza estetica né semplici reperti di un’archeologia da bric à brac; sono le esche cui abboccano (in un sottile gioco di legni, colore, carta, metallo) spezzoni di storia o echi di cronaca, pretesti narrativi che coniugano la grande guerra con il tiro al merlo, le calaveras messicane con il regio Tiro a segno.
Paolo Guidotti, per «riuscire a guardare verso un punto solo» sceglie e trasforma la materia con la meticolosa attenzione di chi opera in quella terra di frontiera che si spinge (parafrasando il titolo di una mostra di qualche anno fa), sino al greto del fiume urbano.
Nella risacca che frantuma, sbriciola e leviga le storie quotidiane vengono individuati e catalogati con pignoleria i frammenti che possono ancora suscitare sensazioni.
![]() |
| Calendario Caleidoscopio messicano, tre tavole, tecnica mista, 2005 |
Guidotti non tradisce mai, in questo, la sua vocazione di narratore di storie minime. Ogni oggetto fa riaffiorare un ricordo, rivivere un’emozione. Non object trouvée che serva a testimoniare, assoluto e ineludibile, lo scorrere del tempo, ma madeleineche, dopo l’eccitazione del ricordo, faccia da coagulante per una nuova invenzione.
![]() |
| Diavolo, tecnica mista, 1991 |
![]() |
| Volto, tecnica mista, 1991 |
![]() |
| Devil, tecnica mista, 1996 |
Un pezzo di legno scheggiato può essere dunque la testa di un gatto; una falce di metallo mangiata dalla ruggine un quarto di luna. Solo a patto, però, che si voglia ritrovare quel gatto o quella falce di luna, facendoli riemergere da un antico ricordo d’infanzia o da un frammento di recente esperienza.
Guidotti è un solitario. Noi ce lo immaginiamo sempre per strade di notte, con gli occhi a terra, a chiedersi quali vicende siano state gettate via, oggi, dallo scorrere isterico di quel metaforico fiume urbano. Quali emozioni si siano arenate nei rifiuti che ingombrano gli angoli delle città.
Con un gesto di colore Paolo permette ai detriti di questa civiltà di raccontare ancora una storia, ancora una favola.
![]() |
| Acrobata, tecnica mista, 1999 |
Testo tratto da: Andrea Rauch, Il mondo come Design e rappresentazione, Usher Arte, 2009
mercoledì 3 ottobre 2012
Fanali gialli
e dopo tanto lavoro... è arrivato anche lui! guardate un po' in archivio e prendetelo come più vi serve...
venerdì 28 settembre 2012
L'angolo di Theddy: 2 (Theddy a Drano)
Lei mi ha detto: siamo stati invitati a Drano.
Siamo???, ho pensato. chi sono questi tipi strani che invitano gli animali???, ero molto curioso di conoscerli.
Lei pensa e ripensa al viaggi, sarà meglio il trolley e Theddhy o il borsone sulle spalle e Theddhy?
Ha optato per la seconda ipotesi, subito mazziata dal Capo che accompagnandoci alla stazione le ha detto:
ma sei pazza ad andare via col borsone e Theddhy, cosa credi, di avere ancora 30 o 40 o 50 o 60 anni???, (lui ne ha 7 più di Lei ma crede d'essere forever young), non lo sai che esistono i trolley?, quelli con le ruote per intenderci, TROLLEY.
Lei bofonchiava ma, stava faticosamente zitta nella speranza di un aiuto per salire sul treno.
Io sono un tipo amichevole e il posto prenotato era molte ma dico molte carrozze più avanti. Ogni sedile mi fermavo per salutare ed annusare sia a sinistra che a destra, così mi è stato insegnato: salutare ed annusare. Il fatto è che sono anche grosso e dietro spingevano, spingevano. Ho anche un inizio di prostata. Lei mi supplicava: per favore tesorino non fare la pipì vicino a nessun sedile, il suo parlare era talmente straziante che ho deciso, seppur a fatica di resistere.
Finalmente accomodati, qualcuno mi guardava di brutto ma Lei perentoria: ho pagato il biglietto anche per lui. In pratica gentilmente voleva dirgli: non rompetemi le palle che sono sfinita.
Destino volle che ci sedessimo davanti a due crucchi che iniziarono a mangiare wurstel, i miei preferiti. Lei mi mise una mano sugli occhi, cercava anche disperatamente di tapparmi il naso, mi diceva: guarda i paesaggi, pensa a quando arriveremo a destinazione, ma a nulla servì. La donna sconsideratamente posò il panino sul tavolino che ci divideva e fu un attimo, quasi un incantesimo. Lei senza parole la guardò e questa sorrise ma, cambiò posto.
Poi arrivammo in Svizzera, ragazzi che gentaglia, Feci subito la mia pipì contro il primo muretto che trovai, non ne potevo più. Passò una ragazza, conoscete il genere, quelle col nasino all'insù, abiti firmati, alta classe, e la puzza sotto il naso. Guardò Lei e disse: che schifo questo cane. Lei la fermò e con quegli occhi che mandano saette le disse: se mi da il suo indirizzo la prossima volta lo porto nel bagno di casa sua.
Nulla fu aggiunto dalla tipa, e io mi domandai: ma dove mi ha portato????????
Ma ora viene il bello, gli amici di Lei ci vennero incontro sorridendo e io finalmente pensai: questi mi amano. E fu subito realtà: lui bravo cuoco. La moglie non teneva i loro avanzi per il giorno dopo come fa Lei ma dava tutto a me, che leccornie. E non solo questo, al mattino salame e formaggio, a merenda torte e altre delizie.
Però ho combinato un guaio, appena arrivato ho fatto la pipì sul camino, Lei si è offerta subito di pulire ma la moglie gentilmente non ha voluto.
E' anche successa una cosa strana, nel giardino ho visto un essere mai conosciuto nella mia vita, mi sono avvicinato per salutarlo e, Madonna, mi ha rizzato il pelo ed ha emesso un sibilo spaventoso dalle fauci, sono scappato di corsa da Lei, spaventatissimo, il cuore mi andava a trecento all'ora. Mio Dio in un solo giorno quanto ne ho viste (e combinate). Sono stato tranquillizzato da tutti: è solo un gatto, un semplice gatto. Sarà, ma nei giorni seguenti mi sono tenuto alla larga.
Amici, bellissimi giorni, ma Lei sta già pensando a come fare la prossima volta per evitare la Svizzera.
Grazie, cari Valeria e Massimo. Ciaooooooo...
lunedì 17 settembre 2012
L'angolo di Theddy: 1
Che io sia bello è indiscutibile...
Lei ha dovuto cambiare l'orario di uscita mattutina poichè i bambini vogliono accarezzare i miei riccioli d'oro (Lei li chiama così ma, sono beige, marroni e ho già qualche ricciolo grigio, ma Lei, si sa mi ama molto).
Una signora le ha chiesto se poteva imprestarmi per l'accoppiamento con la sua lagotta romagnola, naturalmente, con pedigree. Lei dubbiosa mi guadava negli occhi e pensava: ce la farai????, per 5 anni hai fatto solamente questo e dopo giustamente ti sei rifiutato. Amici di Lei saputo di questo bel vivere dicevano: beato Theddy, beato Theddy fosse capitato a me... Ma ragazzi, non è tutto oro quello che luccica a volte, che fatica...
Questo è il motivo per il quale Lei mi ha pagato abbastanza poco, non servivo più allo scopo...
Lei, mi ha portato a casa sua e mi ha detto: molto bene, finalmente abbiamo finito entrambi con gli accoppiamenti forzati...
Che io sia bravo anche...
non abbaio mai, i cagnetti della mia zona dicono che sono scemo, mi perseguitano, mi girano attorno, mi annusano da tutte le parti... e mi salgono davanti, e mi salgono dietro, e mi salgono da entrambi i lati e io niente, non mi oppongo mai, li lascio fare. Un giorno ero veramente un po' arrabbiato e ho fatto: bauuuuuuuuuuuuuuuuu, loro "i cattivi" tutti a shignazzare dicendosi: ma allora è un cane, ma allora abbaia, pensavamo fosse completamente fuori di testa.
Io sono modesto, non dico loro che ho addirittura il liquido seminale ibernato, che ero un campione, che ho fatto guadagnare tanti soldi al mio allevatore quando gli trovavo i tartufi. E lui per ricompensa mi faceva vivere in una gabbia piccolo, piccola, sotto il sole e la pioggia con i miei figlioletti che mangiavano anche tutta la mia pappa e a me, restava poco. Tanto Lui diceva: Theddy è forte , è una razza resistente. Si è vero ma la fame è brutta...
Allora Lei sentendo queste cose si è intenerita, ha la sindrome di MariaTeresa di Calcutta e compera addirittura il bollito, per entrambi e tante altre cose squisite.
La "madamin" della cagnetta ha spiegato a Lei che non lo faceva per i soldi... Lei l'ha guardata dritta negli occhi e le ha risposto: se vuole Theddy deve pagare. Naturalmente non l'abbiamo più né vista nè sentita: Gratis mi voleva, eh no.
Ritorniamo al dunque.
Lei e il Capo parlottavano pianino credendo che io non sentissi. Vado via per due mesi diceva lui sottovoce, mi terresti Joy???
Solo ad udire questo nome i miei ricciolini "d'oro" sono diventati bianchi. Quella peste, nella mia casa non per un giorno, non per due, ma per due mesi, suvvià non esageriamo. Ho guardato Lei negli occhi supplichevolmente. Non farlo, digli che non puoi, che sei impegnata, per favore, per favore. Ero certo al mille per mille del suo diniego, lei mi ama.
Credevo mi amasse, gli ha detto di sì.
E così da 4 giorni convivo con la peste che mi fa arrabbiare, cammina sempre davanti a me, lui di razza meticcia. Pretende le coccole riservate solo a me, prima. Lei si divide, fortunatamente ha due braccia. Vorrebbe mangiare la mia pappa, bere la mia acqua.
Di sera non mi lascia neanche avvicinare al letto, lui dorme sparapazzato, naturalmente vicino a Lei, mi ringhia se mi avvicino, mi mostra i denti, insomma per due mesi farò una vita veramente da cani.
Sono deluso cari amici. Lei dolcemente mi ha spiegato che lo fa solo per i soldi..., però lo accarezza talvolta, ma io me ne accorgo non sono mica stupido.
(brava Alba, eh?)
venerdì 27 luglio 2012
Le sculture di Massimo Gasperini in mostra a Venezia
DAL 4 AL 15 AGOSTO 2012
Tutti i giorni dalle ore 11,00 alle ore 18,00. Lunedì chiuso
INAUGURAZIONE: SABATO 4 AGOSTO, ORE 19,00
mercoledì 6 giugno 2012
Iscriviti a:
Post (Atom)






















