domenica 15 agosto 2010

Brunella in un video del 1969

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Uno spezzone di un dibattito televisivo del 1969,  "Contro campo", moderato da Enzo Forcella.
Nel filmato parlano Luciana Peverelli, Brunella Gasperini e una giovanissima Patrizia Carrano (di cui leggete qui l'unica intervista a Brunella).

Brunella da 1.05 a 1.22

Vogliamo anche le rose

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dal film documentario di Alina Marazzi "Vogliamo anche le rose"
il pezzo con Brunella va da 5.14 a 7.08
Nicoletta parla da 6.27 a 6.47

sabato 14 agosto 2010

Brunella Gasperini. La rivoluzione sottovoce (la biografia scritta da Marina Tommaso)


L'unico libro dedicato interamente a Brunella: una lettura imperdibile (se si ha il coraggio di sapere tante piccole e grandi cose che magari ci possono forse fare anche un po' male) per tutti noi appassionati lettori, scritto ovviamente da un'altrettanto appassionata lettrice: Marina Tommaso (docente di italiano e latino in un liceo classico di Roma, da sempre interessata agli studi linguistici, collabora con riviste e periodici, si sta occupando di Pari Opportunità, di progettazione didattica e di codici e linguaggi, in particolare del romanzo, del cinema e del teatro). 
Nel libro troverete la biografia (tracciata con l'aiuto del figlio) e un'analisi dettagliata di tutti i romanzi (e gli altri scritti) di Brunella (anche se c'è un errore nella sistemazione cronologica di Rosso di sera); il tutto collocato nel periodo storico che ha visto la trasformazione del ruolo della donna nella nostra società. 


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Più botte che risposte


LA SIGNORA DEL CUORE (di Maria Venturi)

Il divorzio non esisteva, la convivenza era uno scandalo, parlare di contraccettivi un reato che l'articolo 553 del codice penale puniva con un anno di reclusione e 400 mila lire di multa. Nessun giornale femminile aveva mai pubblicato la parola "utero". In compenso, i figli senza padre venivano comunemente definiti "bastardi", e "svergognate" e "ragazze perdute" ricorrevano nel lessico censorio. La donna che non si sposava (zitella) era una "spostata" e quella separata evocava d'istinto giudizi negativi e sinonimi dal sapore equivoco: donna anomala, disponibile, spregiudicata. 
È in quell'Italia di inizio anni Cinquanta che nasce il fenomeno Brunella Gasperini. È una trentenne sposata e madre di due bambini piccoli che, scordata in un cassetto la laurea in lettere, a un certo punto decide di "fare qualcosa" e comincia ad inviare racconti ai giornali femminili. Il primo glielo pubblica Novella, il secondo Annabella. Sono storie di tenera e ordinaria quotidianità che contrastano con le trame passionali e drammatiche dell'epoca e che le valgono una immediata popolarità.

DUE SACCHI PIENI DI LETTERE

Sull'onda di quel successo approda alla POSTA DEL CUORE. Brunella va in redazione per ritirare le prime lettere e trova due sacchi pieni. È un impatto esaltante, ma anche sconvolgente, con la realtà di un universo femminile che per la prima volta sembra materializzarsi con storie di sofferenze, ribellioni e inquietudini sommerse. 
Le scrivono giovanissime e anziane, madri e figlie, mogli e amanti: si fidano di lei e Brunella non tradisce la loro fiducia. Denuncia, ribellati, vivi la tua vita, chiedi la separazione, va' a convivere, scrive. 
Ora la casa editrice Baldini & Castoldi pubblica una scelta di quelle lettere e di quelle risposte, scritte tra il 1954 e il 1979: il volume si intitola "Più botte che risposte". (lire 26.000 pagg. 264). 
Seguiranno "L'estate dei bisbigli" e altri cinque romanzi della Gasperini. 
Il rapporto che Brunella intrattiene con le lettrici rappresenta la rottura con i tabù e le ipocrisie dell'epoca, ma anche la nascita di una nuova e ferrea morale: è bene tutto ciò che può renderci felici o sottrarci alla sofferenza, è male tutto ciò che otteniamo sacrificando la nostra dignità e il rispetto per gli altri. 
Non tutti capivano questo. Le sue risposte erano di rottura anche quando esortavano alla sopportazione e alla rinuncia: vi furono sacerdoti che la contestarono (persino dal pulpito!) e benpensanti che le inviarono lettere di minaccia. Una volta finì addirittura in cronaca: ricevette un pacco che conteneva un ordigno esplosivo. Un'altra volta una sedicente "mamma amica" le inviò a casa una torta che conteneva un antiparassitario letale. Quello che molti non le perdonavano era anche l'ironia, dote a quei tempi non accreditata alle donne. Brunella aveva un senso dell'umorismo eccezionale, grazie al quale esorcizzava e superava i propri limiti. Se fu la prima giornalista-scrittrice ad affrontare i temi della tossicodipendenza, dell'aborto, dell'emancipazione sessuale, fu anche la prima a cogliere i lati comici della routine, dell'amore sacrificale, dei conflitti tra genitori e figli, delle prepotenze del marito-macho. Nelle sue lettere parlava spesso di se stessa, del suo matrimonio, dei suoi figli, dei suoi mille acciacchi: lo faceva con tenerezza e umiltà. 
Ammettendo di essere una madre imperfetta e una moglie scomodissima.

UN MODELLO INIMITABILE

Dopo la sua morte, toccò a me ereditare su Annabella la sua rubrica. Per i primi mesi, la maggior parte delle lettere che ricevetti esprimevano grandi dubbi sulla mia capacità di potermi confrontare con lei. Furono i dubbi che mi accompagnarono per i quattro anni e mezzo di quell'esperienza. Sicuramente la più faticosa, perché dietro ogni risposta c'era un'eredità di rigore e di scrupolo unita alla certezza di inseguire un modello inimitabile. 
Brunella di fatto è stata e rimane un fenomeno irripetibile. Sono passati 18 anni dalla sua morte e tante cose sono cambiate nella coppia, nella società, nelle leggi, nel costume. Oggi esistono le donne manager, le donne single, le amazzoni della libertà. "Separata" può essere il sinonimo di coraggiosa, le svergognate e i bastardi sono spariti dal lessico, si è finalmente acquisito che può esservi l'amante nobile e la moglie indegna. 
E sono cambiate anche le lettere: si scrive ai giornali più per raccontarsi e avere conferme che per chiedere aiuto, forti di temerarietà e sicurezza che le interlocutrici di Brunella Gasperini non potevano avere. Eppure, rileggendo le sue risposte di allora, si prova una sensazione di straordinaria attualità. E le analisi più ironiche, le esortazioni più giuste sono quelle che ci ha lasciato lei. Noi donne siamo superiori al maschio, diceva, e per questo ci toccherà sempre abbozzare, scegliere, pagare... 

prefazione all'edizione Baldini & Castoldi 1997



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Così la penso io

Impressioni su fatti persone e problemi di tutti i giorni


NOTA INTRODUTTIVA

È amaro dover scrivere quello che sto scrivendo adesso, adesso che Brunella Gasperini se n'è andata per sempre: è amaro e ingiusto. Ricordo infatti che pochi anni fa, finita una rubrica cosiddetta di relax su un cosiddetto settimanale politico e maschile, proposi che la Gasperini ogni settimana lì sopra dicesse la sua. In venticinque anni sui giornali femminili aveva risposto a circa duecentocinquantamila lettrici e lettori, e da sempre la sua era stata la voce del coraggio, dell'anticonformismo, non del solito vieto buon senso; mai una risposta tirata via, ovvia, convenzionale, ma sempre una partecipazione totale e generosa, un calmo umorismo tutto suo particolare, e, quel che è più raro, una costante autoironia. 
Attraverso le sue risposte la Gasperini aveva vissuto venticinque anni di problemi giovanili, aveva capito il '68, aveva fatto giuste scelte politiche, correndo spesso il rischio di farsi tirar le orecchie o addirittura censurare dai direttori sui problemi del divorzio (per il quale aveva fatto la sua brava campagna), dell'aborto e della droga. Con le risposte a tutte quelle lettere è come se avesse scritto un grande romanzo di costume, con tutte le norme di ogni generazione, problemi d'amore, sesso, politica, e via via, tutto quello che di anno in anno nel mondo andava succedendo, raccontato con la sua intelligenza di donna bennata, appartenente a una divertente famiglia, composta oltretutto da dilettissimi animali (compreso un merlo parlante), tutti parte integrante del suo folcloristico entourage. 
Ebbene, il nome della Gasperini che su quel tal giornale politico e maschile era stato fatto a proposito dei suoi inserti nella rubrica della posta dal titolo "Così la penso io" (fatti di cronaca, di politica, di costume), che sarebbero andati benissimo nella parte rimasta libera, non venne accettato per la sua appartenenza al "giornalismo rosa". Frutto di ignoranza, perché nessuno dei direttori o caporedattori aveva mai letto niente di lei, e se per caso aveva dato un'occhiata a qualcuno dei pezzi mandati come campione, forse li aveva trovati troppo chiari: forse i big del giornale eran rimasti traumatizzati dal fatto che scrivendo di politica qualche volta uno potesse anche far dello spirito. O forse non gli pareva serio che una firmasse Brunella? Tutto può darsi. Certo scriveva in modo molto diverso da come scrivevano i politologi, i sociologi, gli psicologi che brillavano su quelle belle pagine patinate, analizzando con dotti e spesso difficili riferimenti tanto il terrorismo come la coppia aperta, tanto il travoltismo che l'aumento della disoccupazione.

                    Camilla Cederna

nota introduttiva alla prima edizione, luglio 1979



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Una donna e altri animali


Un libro insolito di un'autrice insolita, uscita per la prima volta allo scoperto. 
Nasce da una cronaca familiare irriverente e leggera: il marito iracondo, i figli variamente autonomi, il lavoro stimolante e persecutorio, e poi gli animali - cani, gatti e uccelli - che popolano la casa e le memorie. 
Via via, attraverso i tic professionali, e nonostante quelli, vengono fuori le nevrosi, le ferite mal chiuse, le temporanee anestesie, le illusioni e le rabbie politiche: tutta l'ilare disperazione di una donna che si trova a fare i conti con la propria vita. 
Voce dominante diventa allora la rievocazione freschissima della grande famiglia d`origine, per molti versi straordinaria: il nonno anarchico turbolento e mangiapreti, il padre tollerante e ironico, aristocratico suo malgrado, la nonna francese in confidenziali trattative con un Dio in cui non crede, la madre travagliata e battagliera, la schiera dei fratelli amatissimi tragicamente perduti, la polizia fascista, la guerra, la resistenza, il '68, e ancora gli animali - guida della memoria, recupero dell'infanzia come felicità e rifugio. 
La tragedia, che corre di pagina in pagina sullo sfondo della narrazione, è sempre vista di scorcio, con pudore e paura. Al rifiuto di compatirsi corrisponde il rifiuto di rassegnarsi. 

(quarta di copertina)


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Storie d'amore storie d'allegria


Una ragazza al primo amore che deve ricevere, nella sua casa allegra e scombinata, il ricchissimo fidanzato con l`aristocratico padre; un giovane lasciato solo durante una vacanza con la sua gamba ingessata, che passa il tempo spiando le vite dei suoi vicini dalla finestra sul cortile, come nel famoso film; la giovane signora che amava salire sugli alberi (e l`ultimo le è stato fatale) torna sulla terra per un giorno, non vista, per rivedere i suoi cari nella vecchia casa sul lago; il giovanissimo alla sua prima infatuazione, costretto a crescere di colpo per l`egoismo e la cecità degli adulti: sono, con molti altri, i protagonisti di questi racconti, carichi di umanità, divertenti e commoventi insieme, come era abitudine di una scrittrice che sempre alternava il sorriso alle lacrime, nella sua profonda convinzione che l`uomo è buono e, malgrado tutto, migliore di quello che sembra. 
Concludono il libro tre diari di chiara ispirazione autobiografica, la parte più divertente della raccolta, in cui troviamo la Gasperini e la sua matta famiglia, col suo amore per la gente e gli animali. 
Un libro che si legge con piacere ed allegria, per i personaggi in cui ci si riconosce, per l`autrice che ricordiamo con affetto. 


(quarta di copertina)

il libro, ormai fuori catalogo, è presente nell'archivio


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Grazie lo stesso


Amare una ragazza tra i banchi del liceo, sotto i tigli di un`unica estate felice. 
Poi vederla distruggersi giorno dopo giorno con la droga e non poter fare niente. 
E infine vederla morta, assassinata, sul pavimento della vecchia palestra: questo capita a Stefano, in un giorno dei suoi diciotto anni. 
"Non riuscivo a smettere di guardarla. Sandra - chiamava qualcosa dentro di me - non fare così. Ti prego, Sandra. Le stesse parole che le avevo detto da viva, tante inutili volte." 

(quarta di copertina)


il libro, ormai fuori catalogo, è presente nell'archivio


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Il buio alle spalle


Paola, sedici anni, tanta curiosità e tanti sogni; Michele, vent'anni, il fratellone già leader del suo gruppo di studenti di architettura; un padre con la testa fra i libri, sensibilissimo riguardo ai problemi degli altri ma poco verso quelli della sua famiglia, e una madre che per compensare la situazione è costretta a comportarsi da chioccia, un po' rompiscatole e "limitata". 
Nelle vite di tutti e quattro irrompe sconvolgente il passato, nelle vesti di Federico e Simona e della loro famiglia, carica di problemi irrisolti e tragedie incombenti... 


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A scuola si muore



il libro, ormai fuori catalogo, è presente nell'archivio


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Il galateo di Brunella Gasperini


PREMESSA DELL'AUTRICE

Più che un libro di galateo, questo si può dire un libro di controgalateo. Il galateo tradizionale infatti è oggi un anacronismo: una sovrastruttura corrosa, che non regge più alle spinte del nostro tempo svelto e concreto. 
Già la parola, galateo, fa pensare a una sorta di stereotipata coreografia, a un insieme di regole fisse, passi obbligati, frasi fatte e gesti di rito, oggi svuotato da ogni vitalità e da ogni autentico significato. Il ritmo, lo spirito, le situazioni del tempo in cui viviamo richiedono ben altre cose come elasticità, immediatezza, buonsenso, spirito critico, ironia. 
Eppure i cultori del galateo-per-il-galateo sopravvivono, e come. Per pigrizia, abitudine, scarsa franchezza o chissà che altro, molti nostri contemporanei esibiscono con orgoglio i resti di quel bel cadaverino di famiglia che è oggi il galateo: forse nell'illusione di apparire così dei gentiluomini pur non essendolo affatto. Gentiluomini, altra parola buffa: ma loro la usano ancora. "Io sono un gentiluomo. E` un vero gentiluomo. Tra gentiluomini... Ma la prego! Ma non s'incomodi! Ma si figuri! Ma le pare! Disponga pure di me...", e dietro la schiena gli brilla, pronto all'evenienza, il coltello. 


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Siamo in famiglia


Le cronache familiari di Brunella Gasperini, scritte da tre punti di vista diversi in tre diversi periodi, sono il ritratto autentico, ironico e affettuoso, di una famiglia in evoluzione.

Contestandosi e amandosi, i genitori e i figli (per tacer dei cani e dei gatti) maturano ognuno a suo modo, imparando gli uni dagli altri il mestiere di vivere insieme in un mondo bislacco. Gli incidenti, le fatiche, le follie, gli incontri e gli scontri quotidiani diventano tappe di un cammino comune verso la comprensione e la speranza.

Anche negli episodi più comici, anche nelle notazioni più irriverenti o più malinconiche, emerge la carica di vitalità e di emozione che ha reso popolare, non solo in Italia, Brunella Gasperini. 


(quarta di copertina)



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Luna straniera


Luna straniera parla di un gruppo di compagni di una scuola milanese che fa un viaggio culturale in Inghilterra per perfezionare la lingua: ovviamente queste persone molto diverse fra di loro hanno segreti da nascondere e poi da rivelare e paure e difetti che vanno superati ma soprattutto accettati: come sempre nei racconti di Brunella il filo conduttore è che le cose in apparenza sono diverse da come lo sono in realtà... E che non ci dobbiamo fermare di fronte alla prima impressione. 
È l'ennesimo suo riferimento all'antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters ed in particolare a "Il fiore della mia vita avrebbe potuto sbocciare da ogni lato..." e cioè Brunella ci teneva sempre a sottolineare il fatto che certe persone - anche se non sembra - hanno anche loro "il lato in fiore" ma purtroppo la vita non è stata così clemente con loro come con qualcun altro.
grazie a Chiara


il libro, ormai fuori catalogo, è presente nell'archivio


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I fantasmi nel cassetto


La scala a chiocciola di una vecchia villetta divide simbolicamente i due mondi dell`autrice: in una soffitta, tra cartelli appesi al muro, libri, piante, uccelli, c`è il mondo del lavoro, le lettere che arrivano ogni giorno, le telefonate continue con le richieste più disparate. Al piano inferiore, c`è invece la famiglia con le vicende quotidiane del marito e dei figli, i pranzi da preparare, la casa da seguire. 
Lo squillo del telefono nella soffitta si incrocia con quello del citofono che chiama da sotto: di qui le corse a rompicollo sulla scala nel tentativo di non trascurare nessuno dei due mondi. Ma ugualmente rimangono il senso di colpa, la paura di non essere una buona moglie e madre, e contemporaneamente l`ansia del lavoro, il timore di non essere presente quando qualcuno chiede aiuto, l`angoscia di sbagliare e il rimorso per aver dato qualche volta risposte avventate. 
In mezzo a questi conflitti, che per la Gasperini non si risolveranno mai, ci sono le storie più incredibili che l`autrice ha vissuto e sofferto come fossero sue. 
Tra le tante: quella di "Luisa del veleno", che invia per lettera una polvere topicida; l`attrice famosa e corrotta che fa telefonate disperate; la donna che sacrifica la vita per la carriera del marito; il ragazzo che si sente diverso. 
E ancora, mogli tradite, aspiranti suicidi, problemi di ogni genere, non esclusi critiche e insulti. C`è poi la storia del ragazzo drogato che Brunella vive da vicino perché amico dei figli, e che la coinvolge in un`altalena di sentimenti contrastanti. 
Molti dei protagonisti di queste storie ritornano dal passato e si riaffacciano nella vita dell`autrice come fantasmi accantonati ma non dimenticati. 
In questo libro c`è il ritratto più autentico della Gasperini, donna e madre ma anche scrittrice che non ha solo "viaggiato tutta la vita intorno a un tavolo" ma ha saputo pagare di persona l`amore per il suo lavoro. 


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Noi e loro: cronache di una figlia


La piccola Tatti, la bimba attorniata dai peluches che abbiamo conosciuto in Io e loro, ha compiuto quattordici anni ed ora è per tutti Nicoletta. 
È lei a narrare, dal suo punto di vista di adolescente "scombussolata" da tutti i cambiamenti che le girano intorno e dentro, le cronache della famiglia Gamberini: il solito zoo di matti, ampliato dalla manesca Tessa e dall`oppositore Dario (ragazzi dei fratelli più grandi) e dal simpatico personaggio della cuginona. 


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Rosso di sera


Un ragazzo sensibile, solo, ferito; un ragazzo che vive la sua adolescenza erigendo un muro tra sé e la sua famiglia, incapace di superarlo per cercare di capire e di farsi capire. 
Riesce a far breccia nella sua corazza una ragazza giovane e altrettanto, se non di più, sola e ferita: dall`incontro di questi giovani cuori viene felicità, amore, dolcezza, struggimento; "mi toccava il cuore con dita come di gelsomino" recita incredulo, stupefatto, il nostro Rosso, chiamato così per il colore dei suoi capelli. 
Ma la realtà, la dura, fredda, crudele realtà si fa avanti, anche se non si vuole, anche se si cerca di ignorarla... 
Un amore giovane, drammatico, senza speranza; un`altra storia tenera e umana della compianta, sempre amata Brunella Gasperini, che apre una finestra sul mondo sconosciuto dei giovani. 


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Lui e noi: cronache di una moglie


Il secondo capitolo delle cronache familiari, quello visto con gli occhi di lei, l'alter ego di Brunella, la moglie e mamma scrittrice con la testa fra le nuvole e... 

L'unico dei tre libri non più (o non ancora, se abbiamo proprio voglia di essere ottimisti a tutti i costi) ristampato e che tutti avremmo voglia di leggere o rileggere. 


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Sposarsi è facile, ma...



dalla luna di miele all'educazione dei bambini


Il mio nome è Brunella Gasperini, detta anche Candida. Il mio mestiere è scrivere. Il mio compito risolvere problemi: miei e altrui. Risolvere gli altrui mi riesce più facile. 
Sono nata a Milano, non mi ricordo bene quanti anni fa. Ho un marito, due figli e due rubriche di corrispondenza coi lettori di Annabella e Novella. I problemi dell’amore, del matrimonio, dell’infanzia sono il mio pane quotidiano da anni. Direi anzi dalla nascita. Sono l’ultima di molti fratelli. Mio padre faceva analisi cliniche, mia madre allevava figli; i figli costavano più di quanto rendessero le analisi, e questo era il problema più frequentemente discusso in casa mia. Ma ce n’erano molti altri, tristi e allegri, dolci e amari, ovvii e segreti, che non si discutevano ma si sentivano, si intuivano, si vivevano. Crescevamo insieme, noi e i problemi. Poi io e i miei fratelli ci siamo sposati, abbiamo avuto bambini, e io ho visto ripetersi giorno su giorno gli stessi problemi. Gli stessi che oggi trovo, moltiplicati per mille, nelle lettere che ricevo. 
In questo libro ho fatto, diciamo così, il compendio delle mie esperienze familiari e giornalistiche in due settori: il matrimonio e l’infanzia. Nella prima parte, Il primo anno di matrimonio ho tratteggiato quelli che - a quanto vedo, sento, leggo, ricordo - sono i problemi e gli stati d’animo più frequenti o più delicati di una giovane coppia dalla vigilia alla luna di miele, alla presa di contatto con la quotidiana vita a due. 
Nella seconda parte, I nostri bambini, vi parlo appunto di bambini: come capirne la mentalità, le gioie, i dolori, le fatiche, le bugie; come seguire il cammino breve, delicato e immaginoso che separa il primo vagito dalle prime inquietudini della pubertà. 
Sono, il matrimonio e l’infanzia, due argomenti pressoché inesauribili. Questo libretto non ne rappresenta che un frammento, ma spero che possa essere utile a qualcuno: forse a una sposa illusa, forse a una mamma spaventata, forse a un bambino non capito. 

Brunella Gasperini


grazie a Kinisera che ha permesso a tutte noi di leggerlo

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Ero io quella


Ero io quella ha per protagonista Nicoletta, la sedicenne spensierata di Le ragazze della villa accanto diventata ormai una giovane donna di fronte alle importanti scelte della vita. Nicoletta, infatti, vive a contatto di due mondi opposti: uno frivolo e ricco, l'altro modesto e reale. Il suo amore per Raf l'aiuterà a scegliere, a crearsi un avvenire basato sul sentimento e non sul calcolo. 

grazie alla cara Silvi che me l'ha regalato

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Io e loro: cronache di un marito


"Io" è il signor Dino, impiegato di banca, persona (a suo dire) tranquilla e ragionevole; "Loro" sono gli irriducibili, amatissimi nemici e insidiatori della sua quiete: l`allegro e catastrofico groviglio di persone, bestie e macchine che compone la sua famiglia. 
La moglie svitata, i tre figli angelici e pestiferi, il Bu (cane), la gatta e i tre gattini, la domestica pugliese e infine la micidiale e recalcitrante Vecchia (automobile) costituiscono un materiale altamente esplosivo che ad ogni momento spara razzi e girandole, provoca i più incresciosi incidenti e le più pazze risate, sia nell`idillico paesaggio della Valsolda, prediletta da Fogazzaro, sia nella vecchia e inabitabile casa sul Naviglio milanese. 
Ma alla turbolenta famiglia del signor Dino sono toccate in sorte anche le storie più belle e più poetiche: storie di ghiri, di cigni, di stelle cadenti e di miracoli, storie di un amore eternamente giovane. 
Non è poco davvero. 



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Le ragazze della villa accanto


Nicoletta e sua sorella Sandra sono le due "ragazze della villa accanto, figlie di un professore di latino che leggeva sempre e non parlava mai, e di una donna che non leggeva mai e parlava sempre: una bella donna barocca che prima di sposarsi aveva fatto la pantalonaia ed era così ansiosa di farlo dimenticare, che tutti erano costretti a ricordarsene continuamente." 
Sullo sfondo di una San Mamete un po' diversa da quella "familiare" delle Cronache, residenza estiva della blasonata famiglia Dauli Sangiorgio e di quella "plebea" delle sorelle Ratti ("mai il suo cognome le era parso tanto ridicolo, Ratti: venivano in mente dei grossi topi plebei"), assistiamo attraverso gli occhi di Nicoletta (sebbene la narrazione avvenga in terza persona e non "in io"), adolescente inquieta e fantasiosa, al risveglio all'amore della "squadrata" sorella Sandra col mitico Carisna, nell'arco di 354 pagine che si leggono in un soffio, nonostante il tutto si svolga visibilmente una cinquantina di anni fa. 

un eterno grazie a Bruno, che mi ha permesso di leggerlo e di parlarvene 

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Le note blu


Ripubblicato a puntate su Annabella poco dopo la scomparsa dell`autrice, era accompagnato da una rievocazione della figlia Nicoletta, di cui questo è un breve estratto: 

Sono passati dieci anni dall`ultima volta che ho riletto "Le note blu". 
Me lo ricordavo, eppure ho pianto moltissimo. E anche riso molto, naturalmente. 
Se l`avessi detto a mia madre, se ne sarebbe come al solito stupita: non prendeva molto sul serio i suoi primi romanzi, anche se li amava ancora, segretamente. 
Era affezionata ai personaggi (quasi tutti presi dal vero: Renzo delle Note blu potrebbe essere uno dei suoi fratelli, che come lui erano alti, laconici e accaniti giocatori di rugby), ma trovava che le storie fossero troppo chiuse in certi cliché, obbligatori in quegli anni. 
Lei ne ha demoliti molti: quello della ragazza perduta, diversa, "cattiva", ad esempio; qui Tannie è descritta con evidente simpatia, si è portati a mettersi subito dalla sua parte, a giustificarla. 
Ma c`era un cliché che lei diceva di odiare, e da cui non si era liberata mai: quello che lei definiva il raggio di sole, la necessità di un lieto fine anche per una vicenda tragica come quella di Renzo. 
[...] 
Nelle Note blu il raggio di sole si chiama Mariolina ed è talmente buffa, insicura, confusionaria e disperatamente innamorata che è impossibile non amarla. 
Del resto il senso dell`umorismo e una certa apparente leggerezza sono sempre stati una caratteristica di tutta la nostra famiglia, e in particolare di mia madre, che ci ha insegnato che non c`è coraggio più grande dell`allegria. 



Sono un'appassionata lettrice di Brunella Gasperini, i suoi libri hanno scandito la mia adolescenza e parte della giovinezza, quindi la mia rinnovata frequentazione della biblioteca comunale ,mi ha indotto a cercare subito, tra gli scaffali, le poche opere che non avevo mai letto e che sono ormai difficilmente rintracciabili anche su internet. Ho trovato questo romanzo "Le note blu" , scritto nel 58 che ha quindi la mia età,ma sinceramente non la dimostra,la storia, l'ambientazione, i suoi personaggi potrebbero benissimo essere propri dei giorni nostri. Questo va a riprova dello spessore della scrittrice, scomparsa nel 1979 e sempre considerata a torto un'autrice minore, probabilmente perché teneva una seguitissima pagina di posta con i lettori in un settimanale femminile.La Gasperini ha avuto un 'intensa attività giornalistica, ha collaborato anche con il "Corriere della sera", ha tenuto presso diverse testate rubriche cinematografiche e televisive, ha scritto racconti e condotto inchieste,ma sicuramente è stata identificata con i suoi romanzi, alcuni dei quali, sono stati tradotti in molte lingue e più volte ristampati.

"Le note blu" è uno dei suoi primi libri e vede come protagonista un ragazzo, Renzo,che mostra tutto il suo dolore per la morte della madre ed il suo senso di inadeguatezza nei confronti della pur amatissima famiglia. I fratelli Gerli sono otto, da sempre tutti ottimi studenti al contrario di Renzo che vive, a causa di ciò, in un perenne aspro contrasto con il padre soprattutto privato dallo scudo difensivo della madre, l'unica persona capace di leggere dentro alla sua anima e a credere nelle sue capacità.
I fratelli sono molto uniti fra di loro, anche con Renzo stesso, sono sempre pronti a difenderlo, ma durante un'ennesima lite con il padre, volano parole troppo grosse ed il ragazzo lascerà la casa per rifugiarsi presso il Terrone, suo grande e squattrinato amico musicista. Vivrà la sua storia d'amore sbagliata con Tannie,fino all'inevitabile epilogo,esprimendo tutto se stesso, attraverso le note dei blues della sua chitarra.
L'affetto reciproco che si vive in famiglia riporterà poi ad una ritrovata armonia.
E' un libro molto bello in cui si piange molto, ma contemporaneamente ci si diverte, emotivamente trovo che la Gasperini sia unica a toccare le corde del cuore,se se ne diventa una lettrice affezionata, non si può che bearsi nel ritrovare nelle caratterizzazioni dei personaggi quei tratti in comune che contraddistinguono anche gli altri romanzi.
I fratelloni solidali,le ragazze difficili, quelle insicure e perdutamente innamorate , come la deliziosa Mariolina de"Le note blu", si ritrovano un po' in tutti i libri della Gasperini riuscendo a farci partecipi del suo mondo ed a famigliarizzarne affettuosamente.

Questo romanzo sembra poi un po' il precursore di quel "Rosso di sera" i cui protagonisti, Federica e Rosso, ricordano molto Renzo e Tannie e che, secondo me, è il più bel libro dell'autrice milanese ed anche uno di quelli che in generale, mi ha emozionato di più.

Tornando a "Le note blu", leggendo le note di copertina redatte dalla figlia Nicoletta ho appreso che la scrittrice amava le sue creature letterarie, per le quali si ispirava spesso alla realtà, ma si dimostrava insofferente alle diverse esigenze del periodo che la costringevano per esempio a sfociare sempre in un lieto fine o a non simpatizzare per i personaggi più controversi. Infatti qui Tannie non è mai descritta negativamente, ma osservata con occhio benevolo e comprensivo, così come ogni azione apparentemente "cattiva" degli altri personaggi, sembra essere sempre giustificata o quanto meno compresa.
Molto significativa penso sia proprio la considerazione di Nicoletta che riporto testualmente "....l'umorismo e una certa apparente leggerezza sono sempre stati una caratteristica della nostra famiglia: e in particolare di mia madre che ci ha insegnato che non c'è coraggio più grande dell'allegria".

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Fanali gialli


Fanali gialli (il cui seguito sarà Le note blu) era la storia di due amici, Massimo e Cesare, uno ricco e sbandato, l'altro povero e responsabile, con la madre e una sorella (Mariolina appunto) da mantenere. E poi c'era Francesca, la sorella maggiore di Renzo, innamorata di Massimo, che però avrebbe voluto innamorarsi di Cesare. Ma il personaggio più affascinante era Tilla Gennari, la ragazza bellissima e complessata, che abitava vicino a Cesare e che era sempre stata innamorata di lui ma non credeva nella possibilità di realizzare il suo amore perché lei veniva da una famiglia di "degenerati".

tratto da dietrolospecchio


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Dopo di lei, signora



Premessa

«Boh!», dice qualcuno. «Cosa me ne faccio delle buone maniere? Quando c’è la salute».
Se nella salute sta l’unica aspirazione della vostra vita, lasciate stare questo libretto e andate a fare delle iniezioni ricostituenti. Però, forse, non si sa mai, le iniezioni potrebbero farvi venire un ascesso. Questo libretto, di ascessi non ve ne procurerà. Forse, non si sa mai, le mie illusioni sono infinite, potrebbe anche farvi divertire. E il riso, dopo tutto, fa buon sangue. Il mio non vuole essere un ponderoso e impettito manuale di galateo, ma una guida pratica, utile e dilettevole al saper vivere dei nostri giorni.

Attraverso le mie modeste esperienze di giornalista, di moglie, di madre, di figlia e di donna di questi tempi (normalmente fornita d’occhi, di orecchie, di cervello e di macchina per scrivere) ho cercato non solo di illustrare come sia corretto e conveniente comportarsi nelle normali ma non sempre facilissime circostanze della vita moderna, ma anche di aprire la strada all’obiettività, al buon gusto, alla misura, al senso umoristico, alla gentilezza reciproca.

Una vecchia ma validissima chiave delle buone maniere è il non mai abbastanza predicato: “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”. Con questa chiave si possono aprire molte porte del saper vivere, ma non tutte: infatti a volte non basta sapere quello che non si deve fare, ma occorre anche sapere quello che si deve fare. Potete però conoscere a memoria tutte le più sacre regole di tutti i più sacri galatei, e non essere ugualmente capaci di vivere gradevolmente, se non avete almeno una di queste tre doti, di questi tre pilastri del saper vivere: bontà d’animo, intelligenza, buonsenso. E d’altra parte potete essere buoni, intelligenti, sensati, e trovarvi ugualmente in difficoltà se non avete almeno un minimo di esperienza in fatto di comportamento esteriore.

Cercando di stabilire, senza troppa noia, un ragionevole e proficuo grado di saper vivere esterno e interno, questo libretto si illude anche di poter contribuire, sia pure in piccola parte, all’aumento della vostra “felicità pratica”. Io sono infatti convinta che la felicità (la modesta e sempre condizionata felicità concessa ai comuni mortali) non è fatta solo di quelle cose che si scrivono con l’iniziale maiuscola, ma anche di cose assolutamente minuscole, per niente sublimi, che sembrano prive di valore ma che, se fate la somma, non lo sono affatto: da tanti piccoli, trascurabili errori particolari può venir fuori uno sconquasso generale. E se è vero che sbagliando s’impara, è anche vero che se uno riesce a imparare senza totalizzare un record di errori e di sconquassi, è meglio. 

Brunella Gasperini alias Candida



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Le vie del vento



Un anno dopo, in questo romanzo c'è la prosecuzione delle avventure dei ragazzi de L'estate dei bisbigli.



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L'estate dei bisbigli



Anni Cinquanta, una piccola cittadina di provincia: un gruppo di ragazzi sfida il conformismo di paese con ingenue bravate, frequenta la vicina università e sogna vite avventurose e "spericolate". 
Ma in un`estate decisiva per la loro esistenza, l`anticonformismo e l`avventura entrano davvero nella loro vita: l`incontro con la "straniera" funge da elemento catalizzatore per mettere a nudo la più intima verità di ciascuno. Da Elena, la dolce, bella e brava ragazza, a Claudia, la brutta e intelligente, che nasconde la propria solitudine dietro le battute caustiche; da Giuliano, il bello, il beneamato, a Dario, il cinico, indifferente Dario, figlio di un assassino morto in carcere, la pecora nera del paese; da Ettore, il poeta, a Nino, il musicista, forti del denaro e della rispettabilità borghese delle loro famiglie. 
Tessa, la figlia della francese che ha dato scandalo al paese e ha dovuto andarsene quando lei era ancora bambina, è tornata, decisa a restare: sarà lei, con la sua capacità di amare e di vivere, a decidere per loro "l`estate dei bisbigli". 

(quarta di copertina)


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